JPMorgan tra il salvataggio MPS e Renzi: storia di un fallimento

Ecco come il piano di JPMorgan per salvare MPS è arrivato al fallimento, come i progetti del gigante di Wall Street per Matteo Renzi.

JPMorgan tra il salvataggio MPS e Renzi: storia di un fallimento

Ecco come il piano di salvataggio di JPMorgan per MPS è arrivato al fallimento, lo stesso destino riservato all’ex premierMatteo Renzi da tempo annodato alla banca di Wall Street.

La mattina del 29 luglio, l’ex ministro Corrado Passera stava viaggiando su un treno ad alta velocità verso la città medievale di Siena, di corsa ad incontrare i dirigenti della banca più antica del mondo per presentare loro un piano di salvataggio.

Monte dei Paschi di Siena, la terza banca più grande d’Italia, era destinata a fallire nei mesi seguenti a meno di una raccolta di miliardi di euro che potesse risolvere, almeno in parte, la grande quantità di crediti in sofferenza che minacciava di dar fine i cinque secoli di storia di MPS.

Il piano di ricapitalizzazione di Passera era sostenuto dalla banca di investimenti svizzera UBS - da lungo tempo consigliere di Monte dei Paschi - ma l’ex ministro è rimasto a corto di tempo.

L’istituto di credito toscano aveva già cambiato le carte sul tavolo della consulenza - abbandonando UBS e Citi, e rivolgendosi invece a JPMorgan per progettare una strategia di sopravvivenza, secondo quanto riportano i banchieri vicine alla questione. Il consiglio di MPS si è riunito quel giorno nel suo quartier generale in una fortezza del tredicesimo secolo per decidere se impegnarsi formalmente al progetto della grande banca di Wall Street, riferiscono le fonti.

Passera, banchiere veterano, pensava che avrebbe avuto almeno la possibilità di esporre il suo progetto. Non l’ha fatto. Mentre il suo treno raggiungeva Firenze, a circa 70 km da Siena, il suo telefono squillò. Era il presidente del Monte dei Paschi, che gli ha riferiva che il consiglio di MPS non lo avrebbe ascoltato, secondo una fonte vicina agli eventi.

Il destino di MPS legato al piano di JPMorgan

MPS aveva invece deciso di legare il suo destino al piano di JPMorgan per cancellare 28 miliardi di euro in crediti inesigibili e raccogliere 5 miliardi di euro di patrimonio netto - aumento di capitale che si è concluso con un fallimento nelle prime ore di venerdì, quando l’istituto senese ha riferito di non aver trovato abbastanza investitori e si è rivolto al salvataggio dello stato.

Per gli scettici del piano di JPMorgan per MPS, il fallimento nel salvataggio della banca è la testimonianza di una fiducia mal riposta nel governo, per cui l’Italia possa davvero trovare una soluzione al suo problema bancario senza la necessità di un piano di salvataggio di Stato che sarebbe politicamente impopolare.

La proposta di Passera - che non è mai stata resa pubblica - coinvolgeva un aumento di capitale di 2,5 miliardi di euro riservato a fondi di private equity e una quota di 1 miliardo di euro per la vendita agli investitori Monte dei Paschi già esistenti, secondo una fonte familiare agli eventi.

Gli esperti ritengono che era improbabile che il piano per MPS di Passera potesse avere maggiore successo rispetto a quello di JPMorgan, data la mancanza di interesse degli investitori per il Monte dei Paschi e il settore bancario in generale. Le banche italiane sono schiacciate sotto il peso di 360 miliardi di euro di crediti in sofferenza - un terzo del totale di tutta la zona euro - a seguito della crisi finanziaria.

Ma il fatto che MPS abbia riposto tutta la sua fiducia in JPMorgan, e nel piano che le autorità di regolamentazione europee a Bruxelles e Francoforte avevano detto sin dall’inizio che era destinato al fallimento, sottolinea la cattiva gestione del governo di un problema che continua a gettare un’ombra su tutto il paese e la sua economia.

A differenza della Spagna, l’Italia ha rifiutato un piano di salvataggio finanziato dall’UE per le sue banche quando le regole europee per farlo erano più miti, e per troppo tempo non ha preso delle misure decisive per affrontare i bad loans delle sue banche. Monte dei Paschi, che ha già ricevuto aiuti di Stato due volte nella sua storia, è diventato un simbolo dell’inefficienza del governo nell’affrontare i problemi del suo settore bancario.

MPS e il salvataggio di JPMorgan fallito: il ruolo di Renzi

Tre settimane prima del viaggio in treno sprecato di Passera, l’idea di un piano di salvataggio di MPS finanziato da privati è nata durante il pranzo a Roma tra il capo di JPMorgan, Jamie Dimon, e il primo ministro Matteo Renzi, secondo fonti informate.

Renzi pensava di aver finalmente trovato l’uomo che avrebbe risolto uno dei suoi mal di testa politici più grandi, nonostante il piano di JPMorgan comportasse un aumento di 10 volte il valore di mercato del Monte Paschi, una prodezza praticamente mai realizzata in Europa.

Renzi voleva evitare un salvataggio statale di MPS a tutti i costi, perché le nuove norme europee (bail in) prevedono delle perdite per gli investitori per scongiurare un piano di salvataggio finanziato dai contribuenti.

Tra gli obbligazionisti della banca troviamo decine di migliaia di italiani, molti dei quali fanno parte del potere politico.

JPMorgan a sua volta sperava di entrare nel grande mercato italiano delle operazioni, una sfera in cui quest’anno è rimasta indietro rispetto alla rivale statunitense Goldman Sachs.
Se il piano di salvataggio di MPS fosse riuscito, JPMorgan e il suo co-adviser Mediobanca, insieme ad altre 10 banche di investimento e fondi bancari parte del fondo Atlante, avrebbero condiviso delle commissioni per un valore di 558 milioni di euro, più o meno pari alla capitalizzazione di mercato del Monte Paschi, come mostrano dei documenti di pubblico dominio.

Vincendo un posto nel consiglio di amministrazione della banca toscana, JPMorgan e Mediobanca hanno fatto fuori i rivali UBS e Citi, e tutti per guadagnare un jackpot di commissioni all’interno di un settore che potrebbe aver bisogno di 40 miliardi di euro di capitale nel corso dei prossimi anni.

MPS ha dichiarato lo scorso giovedì che le le banche coinvolte nel piano di salvataggio fallito non riceveranno alcun tipo di commissione.

MPS e il fallimento del piano di JPMorgan: i campanelli d’allarme

I campanelli di allarme sulla fattibilità del piano di salvataggio di MPS hanno cominciato a suonare i primi di settembre, quando il Monte dei Paschi ha improvvisamente annunciato il suo amministratore delegato, Fabrizio Viola, si sarebbe dimesso.

Viola aveva ricevuto una telefonata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che lo invitava a lasciare la guida di MPS, secondo una fonte vicina a quanto accaduto.

Parlando dell’episodio in TV ad ottobre, Padoan ha spiegato che, dato che il Tesoro è azionista di maggioranza della banca a seguito del piano di salvataggio del 2013, doveva avere un rapporto con il top management della banca senese.

«Con la Viola, abbiamo valutato insieme ciò che era meglio per la banca»,

ha detto.

JPMorgan e altre banche coinvolte nella trattativa credevano che un cambiamento di gestione fosse necessario per far funzionare il piano, perché sotto Viola la banca aveva bruciato 8 miliardi di euro di nuovo capitale.

Monte dei Paschi lo ha sostituito con Marco Morelli, ex capo della Bank of America Merrill Lynch in Italia, che sui è subito buttato su un nuovo piano industriale. Ha poi lanciato un roadshow internazionale, incontrando 280 investitori in Europa, negli Stati Uniti e in Asia alla ricerca di appoggio.

La risposta è stata sottomessa. Un funzionario in un hedge fund che ha partecipato alla riunione tenutasi presso la sede di New York di JPMorgan ha descritto l’atmosfera come “antagonista” e ha detto che il pubblico era confuso dalla complessità del progetto.

Nel disperato tentativo di trovare investitori e soddisfare le esigenze normative, il consiglio della banca ha avuto degli incontri-maratona spesso trascinati fino a tarda notte, con pizze e casse di acqua minerale portati dentro le sale dove si decideva il destino di MPS.

Non è stato raro per le dichiarazioni uscissero nelle prime ore del mattino.

Il fallimento del piano di salvataggio di JPMorgan è risultato certo il 4 dicembre, quando gli italiani si sono gettati sul voto di sfiducia nei confronti Renzi al referendum costituzionale, dicendo No alle sue riforme costituzionali elaborate con la Boschi. Renzi si è dimesso, ponendo le basi a mesi di instabilità politica e spaventando ancor di più i potenziali investitori di MPS.

La crisi di governo ha fatto affondare l’ultima speranza di MPS e l’investimento di 1 miliardo di euro da parte del fondo sovrano del Qatar non si è mai materializzato.

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