Italia: tassi prossimi al 7%, il paese è fallito?

Nadia Fusar Poli

08/11/2011

Italia: tassi prossimi al 7%, il paese è fallito?

ITALIA, TASSI. Sono trascorse meno di due settimane da quando i leader europei hanno presentato l’accordo progettato per rafforzare la fiducia nell’ eurozona e il rendimento sui titoli di stato italiani a 10 anni si è avvicinato lla preoccupante soglia del 7%, considerata una linea di confine di importanza pratica e psicologica per il mercato.

Psicologicamente, il 7% è diventato un “faro”, un fuoco di segnalazione per il fatto che i salvataggi di Grecia, Portogallo e Irlanda sono stati chiesti proprio dopo che debito di ciascuno di questi paesi aveva raggiunto il 7%. Mentre gli analisti sostengono sia troppo semplicistico dire che l’Italia sarà costretta a chiedere aiuto, se i suoi rendimenti sui bond a 10 anni si porteranno a tale soglia di allarme (visto l’andamento degli ultimi giorni non sembra un’ipotesi così remota), il recente selloff sta spingendo il paese al punto di non ritorno. Italia in default?

«Non so se il 7% è il limite massimo, o se si tratta di 6,9% o 7,25%, ma so [che l’ Italia] non può andare avanti per molto tempo con questo tipo di rendimenti obbligazionari», ha detto Gabriel Stein, direttore di Lombard Street Research a Londra.

Tradotto in termini pratici, rendimenti a questi livelli potrebbero costringere i traders a chiedere più garanzie – quando ricorrono al prestito – sulle obbligazioni italiane, in quanto sono percepite come più rischiose. Questo rende i bonds italiani potenzialmente meno attraenti per le banche, che storicamente sono state tra i maggiori acquirenti del debito pubblico europeo. Questo crea un circolo vizioso, in cui rendimenti più elevati inducono a vendere di più, cosa che, a sua volta, spaventa i compratori.

Con un debito pari a 1900 miliardi di euro (2620 miliardi di dollari) e €200 miliardi di debito in scadenza il prossimo anno, l’Italia non può permettersi di vedere i propri tassi a questi preoccupanti livelli. E’ insostenibile.

I rendimenti sul debito italiano sono stati in costante aumento, con i prezzi in calo, per settimane, ma il selloff di Lunedì è stato particolarmente ripido, secondo i dati Tradeweb. Il rendimento sui titoli a 10 anni, è schizzato al 6,56% dal 6,31% di Venerdì e dal 5,5% di fine di settembre. 

Il quadro è ancora peggiore per l’Italia se si osserva l’andamento dei titoli in scadenza nel 2022. I rendimenti su tali obbligazioni hanno raggiunto il 6,88%, dal 5,29% di agosto, quando sono stati venduti.
L’Italia sta pagando circa il 3,42% sulle obbligazioni in scadenza il prossimo anno. Se tale debito sarà tutto rinnovato in nuovi titoli a 10 anni al tasso del 7%, si creerebbe un ammontare aggiuntivo di 43 miliardi di euro di costi di interesse, per tutta la durata del debito.
 
Gli operatori di mercato sostengono che la pressione sulla vendita provenga da investitori a lungo termine, come i fondi pensione, le banche e le assicurazioni. Gli investitori italiani, che tradizionalmente sono stati grandi compratori del debito pubblico italiano, hanno fatto un passo indietro dal mercato, contribuendo al vuoto in cui i prezzi sono precipitati.

Il gap tra i rendimenti dei bond italiani e tedeschi a 10 anni ha raggiunto il record di 4,75 punti percentuali, rispetto al 4,48% di venerdì.
 In un certo senso, l’ampliamento dello spread ha causato un circolo vizioso di vendita, in virtù delle regole che disciplinano l’uso del debito pubblico come garanzia per gli accordi di prestiti di denaro, noti come operazioni pronti contro termine (vendita con patto di riacquisto).
In Italia i debiti sono maggiori del prodotto interno lordo del paese, e con un’economia che è a malapena in espansione, secondo gli analisti potrebbe essere impossibile per l’Italia uscire dal debito contando solo sulle proprie forze.
«Il fatto che i tassi sono vicini al 6,5% o al 7% rende molto difficile per l’Italia rimborsare il proprio debito nel lungo periodo», ha detto Pavan Wadhwa, responsabile a JP Morgan.