L’intensità della crisi globale che sta colpendo il mondo intero e in particolar modo l’Europa è dimostrata da dati ben precisi che rispecchiano la situazione attuale: facendo un viaggio a ritroso, con l’aiuto dei dati rilasciati dal nostro istituto nazionale di statistica, ovvero l’Istat, ci rendiamo conto che la maggiore discesa del Pil italiano si è verificata nel 2009 quando il valore del prodotto interno lordo è sceso del 5%. Si tratta della caduta più bassa dal 1971, in contrapposizione con la salita maggiore verificatasi nel 1970 in cui si toccò il picco del +6%.
Pil: il punto più basso
Come ben si sa, il tasso di crescita del Pil fornisce una misura aggregata delle variazioni nel valore di beni e servizi prodotti da una determinata economia in un certo intervallo di tempo. Il nostro paese ha un’economia industriale molto diversificata, rappresentata da un Nord industrialmente sviluppato e dominato da imprese private e un Sud meno sviluppato, più basato sull’agricoltura, dipendente in larga parte dai sussidi pubblici e con un alto tasso di disoccupazione.
Vediamo nel grafico sottostante una visuale ad ampio raggio sulla situazione del Pil Italiano dal 1970 al 2009, quando appunto (come ben visibile) si è toccato il punto più basso.
I dati: cosa è stato maggiormente colpito?
I dati relativi ai valori del prodotto interno lordo del 2009 sono stati diffusi dall’Istat il 1 Marzo 2010; la stima è stata quella di 1.520.870 milioni di euro correnti, che paragonati con il 2008, equivalgono ad una diminuzione del 3% ed, espressi ai prezzi dell’anno precedente, una diminuzione del 5%, come si diceva prima, il dato peggiore dal 1971.
I dati sono i seguenti:
- un calo del 14,5% per quanto riguarda le importazioni di beni e servizi,
- una diminuzione del 7,2% delle risorse disponibili,
- una contrazione del 12,1% per gli investimenti fissi lordi,
- un calo del 2,6% per quanto riguarda le unità di lavoro,
- una riduzione dell’1,7% del numero degli occupati,
- un meno 20,1% per quanto riguarda la produzione industriale (nel periodo compreso tra Marzo 2008 e Marzo 2009) e del 2,7% rispetto a Febbraio 2009
- il rapporto debito/Pil è salito al 5,3% dal 2,7% del 2008,
- il debito pubblico è salito al 115,8% dal 105,5% del 2008,
- il deficit commerciale è aumentato drasticamente a 837 milioni di euro a Febbraio, quasi il doppio rispetto ai dati di Febbraio 2008,
- il tasso di disoccupazione è salito dell’8,5% a fine Novembre, registrando il tasso più basso dal 2004 e colpendo soprattutto i giovani, il cui tasso di disoccupazione è salito al 26,8%.
La crisi secondo l’Ocse
Le cause maggiori sono quindi da rintracciare principalmente nella forte caduta degli investimenti, nell’incertezza relativa alla spesa al consumo e in una contrazione dei mercati dell’export; secondo quanto diceva l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (OCSE) nel 2009, «l’economia aperta dell’Italia e il mix delle importazioni la espongono alla piena forza della recessione in altri Paesi».
Sarà a partire da questo momento che ci si renderà conto non solo di vivere una crisi gravissima, ma che si tratta in realtà della peggiore crisi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.