Il punto di vista della GenZ sulla politica

Il punto di vista della GenZ sulla politica

di Marta De Vivo e Paolo Di Falco

Invece di bloccare il DDL Zan, pensiamo a combattere l’odio

Paolo Di Falco

21 ottobre 2020

Invece di bloccare il DDL Zan, pensiamo a combattere l'odio

Si rinvia la discussione sulla legge contro l’omotransfobia in aula a causa dei focolai Covid-19: non è rinviando i disegni di legge che sconfiggeremo l’odio.

In parlamento si continua a rinviare l’approvazione della legge Zan, una legge che finalmente andrebbe a tutelare la comunità lgbtq+ dall’odio, dalla violenza. In pratica con l’approvazione della legge ci sarà «la reclusione da sei mesi a quattro anni per chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi o fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

Una legge che finalmente condannerebbe esplicitamente questi episodi che purtroppo negli ultimi anni si sono moltiplicati: secondo il rapporto annuale di Arcigay nell’ultimo anno sono avvenuti più di 138 episodi di discriminazione, molti dei quali sfociati in veri e propri atti di violenza. Come dimenticare la morte di Maria Paola Gaglione, la ragazza di appena 18 anni che ad Acerra nella notte dell’11 settembre ha perso la vita per mano del fratello. La sua unica colpa? Avere una relazione con un ragazzo trans.

La libertà e la dignità per legge


Sembra davvero strano ma stando ai fatti ancora nel 2020 per colpa di un retaggio medievale, di un retaggio culturale, di un’ignoranza diffusa e diciamolo pure, per la stupidità, troppe volte la comunità lgbtq+ viene discriminata nella nostra società. A volte basta davvero poco per innescare azioni omofobe come un bacio in pubblico. Ciò che per noi è normalità, viene invece visto nel loro caso come un gesto di provocazione. Ma provocazione di chi? Possibile che non si sia ancora capito come l’amore sia vario, imperfetto? Non importano i protagonisti, ciò che dovrebbe essere considerato è solo l’amore che sboccia tra due persone.

Credo fermamente che un principio su cui si fonda la nostra società sia la libertà: non una parola vuota che oggi viene infangata nelle piazze negazioniste d’Italia, ma una parola viva, una parola che è anche un programma di vita per ognuno di noi, una parola che non si ferma alle apparenze ma anzi, va oltre il colore della nostra pelle, oltre gli orientamenti sessuali.

Una parola, un principio che è uguale per tutti. Se ci pensiamo un po’, è davvero paradossale che ci sia voluto un disegno di legge per provare a fermare questo clima di omofobia che non dovrebbe proprio esistere. Non è solamente un caso italiano naturalmente e a rivelarlo è il sondaggio “Una lunga strada da percorrere per l’uguaglianza LGBTI”, sondaggio che ha coinvolto ben 140.000 partecipanti. Nel 2019, il 58% degli intervistati LGBT ha dichiarato di aver subito molestie nei cinque anni precedenti l’indagine. Il 5% era stato aggredito fisicamente o sessualmente (escluse le minacce di violenza), con tassi più alti tra le persone trans.

Vi rendete conto che, secondo il sondaggio, la maggior parte degli uomini gay evita di tenersi per mano con i loro partner in pubblico. È anche più probabile che evitino determinati luoghi per paura di essere attaccati rispetto alle donne lesbiche o bisessuali. Infatti quasi il 38% è stato molestato e più di un quarto non denuncia incidenti per paura. E’ questa la libertà? Ma secondo voi, a chi possiamo attribuire la colpa di questo crescente clima di odio e discriminazione nei loro confronti?

Quando anche la politica è complice…


Dobbiamo ammettere che in questi anni questa ventata d’odio che si è abbattuta su tutto il continente europeo non è di certo venuta da sola, ma anzi è stata aiutata e agevolata da alcuni comportamenti pubblici di alcuni esponenti politici, disposti a tutto per accaparrarsi qualche voto cristiano con la loro propaganda continua. In genere questo è un atteggiamento della destra conservatrice che però va a coinvolgere anche chi cerca “voti facili” puntando sull’odio, su sentimenti di intolleranza che per inciso, hanno dato anche origine a dei regimi dittatoriali. Sarà capitato un po’ a tutti di vedere, per esempio, nella scorsa campagna elettorale manifesti con slogan del tipo:”Difendi la famiglia tradizionale” o cose del genere.

Slogan che però si scagliano apertamente contro le famiglie lgbtq+, slogan che se da un lato spingono parte dell’elettorato Cristiano a propendere per quel candidato che si erge a difesa dei cosiddetti “valori tradizionali”, dall’altra provocano un disprezzo per le migliaia di famiglie arcobaleno la cui unica colpa resta quella di amarsi.

Questo è frutto di quella stessa destra che in estate ha fatto ostruzionismo presentando oltre 800 emendamenti per cercare di bloccare la legge Zan. La stessa destra che ha riunito pochi giorni fa in Piazza Del Popolo a Roma, la manifestazione #Restiamoliberi. In quella piazza sono tanti gli slogan risuonati del tipo: ”Non imbavagliate le coscienze, restiamo liberi”, “No alla legge liberticida. Stop al DDL Zan”. Ma un attimo libertà di cosa? Restiamo liberi di odiare, discriminare? Naturalmente la nostra libertà conta di più della loro, ma perché continuiamo a infangare questa parola? Può essere mai libertà l’odio, gli atti di violenza nei confronti della comunità lgbtq+?

Oltre alla stupidità dilagante di questa manifestazione, cioè di cui viene maggiormente accusata questa legge è l’introduzione del cosiddetto “reato d’opinione”. Un’altra trovata per andare indiscriminatamente contro questa legge, perché spiegatemi, dovremmo difendere la libertà di odiare? Dovremmo quindi continuare come fatto fin adesso cioè lasciare le cose come stanno in nome della solita accozzaglia di associazioni che a seconda di come soffia il vento, si trasformano in pro vita, si schierano contro la dittatura sanitaria.

Insomma gli stessi protagonisti che militano per le solite cause, invocando una libertà che diventa per loro di volta in volta la bandiera da sventolare. Parlano di libertà quando in realtà non sono neanche in grado di liberare e abbattere le proprie frontiere mentali.

Finiamola di temporeggiare, finiamola di rinviare la tutela della comunità lgbtq+, riempiamo le piazze per le giuste cause ma soprattutto finiamola di tirare fuori ad ogni occasione il concetto di libertà di cui modestamente credo, ignoriate il significato.

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2 commenti

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Paolodifalco1

1 mese fa

Ciao Valerio, purtroppo nel codice penale non ci sono tutte le norme a tutela: attualmente, per esempio, uno striscione razzista in uno stadio può essere considerato un reato ma mettere lo stesso striscione nei confronti delle persone omosessuali non viene considerato reato ma semplice espressione del pensiero, poiché la legge penale non prevede che l’omofobia sia una forma d’odio perseguita dalla legge e inoltre in uno Stato di diritto, tutto ciò che non è vietato è e deve essere permesso. Per quanto riguarda la libertà d’espressione, come affermato dallo stesso promotore della legge: «Non verrà esteso all’orientamento sessuale e all’identità di genere il reato di “propaganda di idee” come oggi è previsto dall’articolo 604 bis del codice penale per l’odio etnico e razziale.» Dunque nessuna limitazione della libertà di espressione o censura o bavaglio. Si tratta solo di una legge che protegge la dignità delle persone.

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valerio.anziato

1 mese fa

Ragazzi, una nuova legge non serve, nel codice penale ci sono tutte le norme a tutela (art. 575-612bis, art.61 motivi futili abietti), decine dI giuristi sono contrari alla proposta Zan (tra cui Antonio Baldassarre e Cesare Mirabelli, Giacomo Rocchi, Michele Ainis, etc) e ci saranno lezioni su omosessualità, transessualità, etc anche alle elementari. Per non parlare della libertà di opinione. Nessuno dei contrari vuole offendere o discriminare, si vuole solo difendere la libertà di opinione, di dire che I bambini hanno bisogno di Mamma e Papà e che l’utero in affitto è una barbarie, perché toglie I bimbi alla madre.

Marta De Vivo

19 anni, blogger, bilingual, pensatrice, parlatrice. Founder @martaforfew

Paolo Di Falco

18 anni, di Siracusa. Ho creato La Politica Del Popolo, un sito di news gestito da giovani.