Resi pubblici i dati dell’inchiesta che Consob sta conducendo riguardo alle Banche Popolari, in seguito alla proposta di riforma avanzata dal Governo: ecco quali sono le banche che hanno realizzato plusvalenze maggiori.
Il vaso di Pandora delle Banche Popolari sembra essersi ormai completamente scoperchiato: dopo l’annuncio di una riforma del settore con il quale il Governo ha (almeno per ora, dal momento che il provvedimento potrebbe ancora subire significative modifiche) abolito il voto capitario e avviato la trasformazione in Spa dei dieci maggiori istituti di credito cooperativo, si erano subito sollevati i primi dubbi su quella che era apparso un’intervento normativo quanto meno affrettato.
Al di là delle voci circolate sulla stampa che interpretavano quella riforma come una legge ad hoc per risolvere i problemi di specifici istituti di credito e per spianare la strada a investitori molto vicini alla compagine di Governo, la riforma delle Banche Popolari ha sollevato subito anche l’attenzione della Consob che ha avviato un’inchiesta sulla vicenda, per verificare presunte operazioni anomale.
Mentre nella giornata di Mercoledì il presidente della Consob Giuseppe Vegas è stato ascoltato dalle Commissioni Finanze e Attività Produttive della Camera, in un’audizione dedicata alla vicenda, nella giornata di ieri è stato reso noto, sia il Commissariamento di Banca Etruria da parte di Bankitalia, sia la notizia che anche la Procura di Roma ha aperto un fascicolo contro ignoti per chiarire gli stessi fatti su cui indaga la Consob.
In base a quanto dichiarato da Vegas, anche se
«la data in cui è possibile assumere che il mercato abbia avuto una ragionevole certezza dell’intenzione del governo di adottare il provvedimento è individuabile nel 16 gennaio 2015» quando «il presidente del Consiglio ha annunciato la riforma del credito cooperativo»
già dall’inizio di Gennaio, date le indiscrezioni che erano iniziate a circolare sulla riforma, si sono iniziate a registrare le prime anomalie nell’andamento dei titoli delle Popolari: con crescite notevoli dei rispettivi titoli (fino a un massimo del 57% nel caso di Banca Etruria) e un aumento considerevole dei volumi scambiati.
Ciò ha portato la Consob ad avviare indagini finalizzate ad accertare
«l’identità dei beneficiari ultimi dell’operatività con margini di profitto significativi effettuata prima del 16 gennaio. La difficoltà di tali accertamenti, come in tutte le indagini di insider trading, è costituita dal fatto che spesso l’intermediario che opera in Borsa agisce per conto di propri clienti, i quali a loro volta possono essere soggetti giuridici organizzati in ramificate strutture societarie, spesso con sedi all’estero, rispetto alle quali può essere complesso risalire al controllante ultimo»
Anche se la Consob, insieme alla Procura di Roma, continua al momento a indagare per capire chi sono i reali beneficiari delle operazioni di compravendita dei titoli delle Popolari - operazioni che, dopo gli acquisti avvenuti prima del 16 Gennaio, sono continuate fino agli scorsi giorni con vendite che hanno permesso di realizzare circa 10 milioni di euro di plusvalenze - è interessante notare i dati che emergono dagli allegati alla relazione di Giuseppe Vegas.
Ecco quali sono i titoli delle Banche Popolari sui quali sono state registrate le maggiori plusvalenze potenziali in seguito all’attività di trading avvenuta tra il 2 e il 16 Gennaio scorsi:
- Banca Popolare di Milano: in questo caso sono tre gli intermediari finanziari che hanno operato sul titolo, realizzando plusvalenze rispettivamente per 1,4 milioni di euro; 800000 euro e 1,05 milioni di euro. Nel caso del terzo intermediario le plusvalenze potenziali realizzate (1,05 milioni di euro) devono essere suddivise tra:
- 220000 euro per conto di un investitore italiano;
- 500000 euro per conto di un investitore estero;
- 100000 euro per un intermediario italiano;
- 230000 euro per un investitore estero;
- Banco Popolare: in questo caso le operazioni principali di trading sono state realizzate da tre investitori (di cui due esteri e uno italiano) che hanno realizzato pluvalenze potenziali rispettivamente per 3,5 milioni di euro; 350000 euro e 1 milione di euro;
- Ubi Banca: in questo caso le principali posizioni riguardano due intermediari che hanno totalizzato rispettivamente 760000 e 300000 euro di plusvalenze potenziali.
Altre plusvalenze meno rilevanti sono state realizzate sui titoli delle altre banche popolari interessate dalla riforma del voto capitario.
Mentre la relazione della Consob pur soffermandosi dettagliatamente sull’andamento dei titoli e sulle compravendite di azioni, avvenute in particolare a cavallo del 16 Gennaio, non conta né indagati né reati è opportuno ricordare che anche la Procura della Repubblica di Roma ha iniziato a svolgere indagini (per ora contro ignoti) su presunte rivelazioni di informazioni riservate riguardanti il disegno di riforma delle Banche Popolari.