Mercoledì scorso il ministro giapponese della Finanza ha annunciato che durante il 2011 il paese ha sofferto di un pesante deficit commerciale. La differenza import/export si è trovata all’incredibile quota di 2,49 trilioni di yen, in pozizione diamentralmente opposta rispetto alla media annua del surplus commerciale dello scorso decennio, la quale ammontava a 7,7 trilioni di yen.
La grande quantità di importazioni di combustibile fossile è dovuta ai grandi sforzi governativi per soddisfare il fabbisogno energetico della popolazione. L’import di materie prime, per sostenere gli sforzi di ricostruzione a seguito del terremoto, ha anche giocato un ruolo significativo nel deficit.
In verità, il deficit non ha colto di sorpresa, anche perchè il 2011 è stato un anno di disastri naturali, di caduta della domanda globale e di rafforzamento dello yen.
Quale sarà il futuro delle esportazioni giapponesi? Il bilancio commerciale è ancora destinato a rimanere in negativo? Bisogna forse aspettarsi giorni neri per il Giappone?
Ci sono buone ragioni per pensare che il bilancio comerciale giapponese rimanga ancora in terreno negativo: l’outlook economico del paese, infatti, è ancora tutt’altro che roseo.
La questione principale è che, di pari passo all’incremento dell’importazione energetica, le esportazioni giapponesi vanno diminuendo. La riduzione dell’export verso l’Europa, ad esempio, è davvero rilevante. A causa del debito europeo, infatti, la domanda di merce giapponese è scesa del 13,1% a dicembre, dopo che aveva già subito un abbassamento dell’11,2% a novembre.
Il 2011 è stato un anno particolarmente doloroso per le compagnie giapponesi. Toyota Motors Incorporated, ad esempio, uno dei più grandi produttori automobilistici al mondo, ha perso il primo posto nelle vendite dopo quattro anni. La merce venduta si è ridotta del 6%.
Non aiuta il fatto che lo yen sia stato molto forte. Confrontato all’anno precedente, lo yen si è attestato al 9,2% contro il dollaro statunitense. Bisogna ricordate che quando un paese vuole importare merce giapponese deve necessariamente convertire la propria valuta in yen. Di conseguenze, più forte diventa lo yen e più diventa costoso per gli altri paesi importare merce dal Giappone. Questo danneggia quindi la competitività complessiva delle merci giapponesi sul mercato globale.
Alcune voci sostengono anche che le imprese giapponesi stiano delocalizzando la produzione verso altri paesi (la Corea è la prima che viene in mente). I costi in termini di salari e welfare in Giappone sono relativamente alti se confrontati con quelli degli altri paesi, pesano quindi molto sulle aziende del paese.
Probabilmente i trader stanno cominciando a capire la situazione e provvedono ad allontanare i loro capitali dallo yen. Di seguito, potrete osservare un grafico sul cambio EUR/JPY.
Come si può osservare, avendo il cambio rimontato oltre il livello psicologico dei 100.00, potrebbe trovarsi al centro del rovesciamento. Bisogna quindi fare molta attenzione al livello di 100.00: la situazione attuale, infatti, suggerisce che il cambio non si è ancora del tutto stabilito.
Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: Piponomics
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