Qualche anno fa aveva toccato il minimo dal 1990, complice anche la decisione della Germania di chiudere definitivamente le sue ultime centrali.
Ora la produzione di energia nucleare in Europa è tornata a crescere, seguendo (in piccolo) quello che accade nel resto del mondo, che si prepara a un incremento costante della capacità nucleare globale soprattutto per sostenere l’ingente consumo di elettricità richiesto dai data center e dall’Intelligenza Artificiale.
Come riporta Eurostat, entro i confini dell’Unione Europea oggi solo 13 Paesi su 27 producono energia nucleare, che nel 2023 ha raggiunto complessivamente 619.601 gigawattora di elettricità, in aumento dell’1,7% rispetto al 2022.
Oltre la metà dell’energia nucleare europea viene prodotta in Francia, il 55% nel 2023; seguono la Spagna al 9%, la Svezia all’8%, la Finlandia al 6%, il Belgio al 5% e Bulgaria, Ungheria e Slovacchia, tutte e tre a circa il 3% della produzione totale.
La classifica dei Paesi che producono più energia nucleare in UE (gigawattora prodotti)
- Francia – 338.202.283
- Spagna – 56.873.000
- Svezia – 48.470.000
- Finlandia – 34.308.000
- Belgio – 32.927.900
- Repubblica Ceca – 30.410.464
- Slovacchia – 18.333.000
- Bulgaria – 16.163.276
- Ungheria – 15.918.000
- Romania – 11.191.089
- Germania – 7.216.000
- Slovenia – 5.603.006
- Paesi Bassi – 3.985.293
I Paesi che hanno abbandonato il nucleare
Come ricordato, dopo decenni di attività nucleare la Germania ha chiuso nell’aprile del 2023 gli ultimi tre reattori ancora in funzione nel Paese e oggi rappresenta poco più dell’1% del totale europeo (per l’energia prodotta nei primi tre mesi e mezzo del 2023). Ma nonostante l’abbandono della produzione nucleare tedesca, nel 2023 l’energia nucleare complessiva europea è cresciuta (leggermente), soprattutto grazie al completamento delle operazioni di manutenzione sui propri reattori nucleari da parte della Francia, che ormai non ha più rivali (fino al 2021 la Germania era stata il secondo produttore Ue di energia nucleare)
Nel 1987 l’Italia si è opposta a continuare la produzione nazionale di energia nucleare con un referendum e nel 1990 ha cessato l’attività delle proprie centrali.
Nel resto d’Europa invece la produzione è proseguita prima nel segno della crescita, superando i 900 mila gigawattora nei primi anni del 2000; poi è iniziata una discesa costante, fino ad arrivare a poco più di 609 mila gigawattora nel 2022, ossia al risultato più basso degli ultimi trentacinque anni.
Le ragioni dietro la rinascita del nucleare
Non è un mistero che a livello internazionale il rilancio del nucleare sia ritenuto un fattore chiave per rispondere a un fabbisogno energetico crescente e per ridurre le emissioni di gas serra: secondo le previsioni, la capacità di produzione di energia nucleare globale dovrebbe triplicare entro il 2050.
Il 2024 è stato un anno di fermento per le novità legate all’IA e le “Big Tech” come Amazon e Google hanno iniziato a stringere accordi con società del settore per la costruzione di piccoli reattori nucleari modulari. La domanda di elettricità è destinata a crescere, perché i server dei data center che sostengono l’IA sono particolarmente energivori (per il calcolo e il raffreddamento).
Da un’analisi della U.S Energy Information Administration risulta che nel 2023 Google e Microsoft hanno consumato oltre 24 TWh ciascuno, superando il consumo energetico di circa cento Paesi del mondo.
Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, il 2025 potrebbe essere un anno record per la produzione di energia nucleare a livello mondiale. Si stima che oltre 40 Paesi abbiano piani per incrementare il ruolo del nucleare per il proprio fabbisogno energetico: oltre alla Francia in Europa, occhi puntati anche su Cina, India e Giappone, che ha riattivato la propria produzione dopo il disastro di Fukushima nel 2011.
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