Dopo il vertice di Bruxelles i mercati hanno subito rapidi rialzi sull’onda dell’euforia; tuttavia, ci sono almeno 4 possibilità che i mercati subiscano una nuova inversione dopo questa positiva fase iniziale.
La scorsa settimana i leader dell’Unione Europea hanno dato un forte scossone ai mercati tirando fuori un piano per salvare l’Euro. Voci di corridoio hanno parlato di come i funzionari dell’UE abbiano passato la notte a trovare possibili soluzioni ai loro problemi economici.
Tra le proposte, piani per consentire alle banche in situazioni problematiche di ricevere fondi risanatori direttamente, anziché elemosinarli ai governi e aumentare così i loro debiti. Una proposta di lavoro congiunto tra ESM e ESFS per sostenere il mercato delle obbligazioni. E’ stato poi istituito un patto per la crescita economica destinato a supportare le economie della zona euro e a prevenire un eventuale ritorno della crisi.
I mercati hanno immediatamente reagito in maniera positiva e le majors sono salite alle stelle.
Si è trattato soltanto di una reazione spropositata dei mercati?
Ecco quattro ragioni secondo le quali, tale euforia non durerà molto:
1. Dopo l’impennata può nascondersi un’inversione di trend
Per lungo tempo i traders non hanno sentito altro che vaghi piani da parte dei leader europei e per questo si erano preparati al peggio credendo che dal summit sarebbero venuti fuori soltanto battibecchi o ulteriore inazione.
Benché i mercati abbiano reagito più che positivamente agli annunci dell’euro-summit, presto i traders si renderanno conto che i risultati raggiunti sono ben poco distanti dal punto di partenza. Una volta presa consapevolezza di questo fattore, l’impennata dei mercati potrebbe tramutarsi velocemente se gli investitori decidessero di cogliere l’occasione di rientrare, con condizioni migliori, delle loro posizioni short.
2. Nessun passo concreto è stato fatto
Uno sguardo più accurato agli annunci fatti dai leader UE rivela come nessuna azione sia stata concretizzata per realizzare i piani concordati.
La decisione di ricapitalizzare direttamente le banche dipende ancora dalla creazione di un’autorità bancaria centralizzata, che i leader contano di far mettere in moto entro la fine dell’anno.
Tuttavia, al momento la crisi sta crescendo e i leader della zona euro non possono permettersi di aspettare ancora sei mesi.
Inoltre, i capi di stato dell’eurozona non hanno fatto alcun tipo di riferimento riguardo a come i fondi provvederanno a fornire denaro alle nazioni: si consideri che la somma dei due fondi (ESM e EFSF) ammonta a 500 miliardi di euro, che basterebbe soltanto a soddisfare il bisogno (generato dal debito) di Italia e Spagna.
3. Il pugno duro della Germania
Il Premier Mario Monti può aver costretto la Merkel ad accettare la ricapitalizzazione diretta per Spagna e Italia, ma la cancelliera è ancora ben lontana dall’idea di unirsi completamente alle posizioni del resto dei leader Europei.
La Germania non sembra affatto volersi porre come creditore dell’ultima spiaggia, cosa che invece speravano le altre nazioni dell’Unione Europea.
In più, benché al summit si siano toccati diversi argomenti, non è stata in nessun modo fatta menzione dei cosiddetti Eurobond. Non c’è di che meravigliarsi; la Merkel non si è mai vergognata di esternare i suoi sentimenti anti-Eurobond. Dunque, avrà sicuramente rilevanza nei mercati la totale assenza di progresso nei confronti della mutualizzazione del debito.
4. L’Europa prende tempo
In sostanza i piani preparati dai Leader durante il summit risolvono la questione del debito, con ulteriore debito. E’ come aver messo un cerotto dove, invece, servivano dei punti di sutura. L’Europa sta semplicemente prendendo tempo, ancora una volta.
Per non parlare dei 120 miliardi di euro che serviranno a favorire, nel lungo termine, la crescita della regione. Non solo si tratta di «spiccioli», ma buona parte di questo fondo è stato già messo via e preventivato.
Rispetto alle dimensioni dei nostri problemi, 120 miliardi di euro non sembrano un po’ pochi?
Traduzione per Forexinfo.it a cura di Federica Agostini - Fonte: Piponomics