Le proteste degli universitari a Hong Kong non si placano. Vogliono più democrazia, ma Pechino non molla. Sui mercati internazionali giù il dollaro locale
A Hong Kong non si placano le proteste degli studenti universitari contro il governo guidato da Chun-ying Leung. Le due principali organizzazioni studentesche presenti nella città-stato hanno addirittura lanciato un ultimatum al capo del governo Leung, chiedendo esplicitamente le sue dimissioni. In caso contrario le proteste proseguiranno in modo sempre più aggressivo, attraverso l’occupazione di una serie di edifici pubblici. Gli studenti non chiedono solo le dimissioni di Leung, che comunque ha già fatto sapere di non voler lasciare la sua carica, bensì anche il ritiro delle limitazioni imposte da Pechino per le elezioni del 2017.
Gli universitari vogliono più democrazia: un suffragio universale diretto per il voto previsto tra tre anni, quindi non la scelta dei candidati selezionati dal governo centrale cinese. Il regime comunista, però, non ha alcuna intenzione di andare incontro alle esigenze dei giovani studenti della città-stato, in quanto si teme un contagio in altre zone dell’ex Impero Celeste già particolarmente calde (in primis il Tibet, senza contare la spinosa questione di Taiwan). Intanto gli scontri e i disordini a Hong Kong sono già costati una borsa locale in rosso e una valuta in difficoltà.
Nonostante il cambio fisso nei confronti del dollaro americano, il rapporto tra il biglietto verde e il dollaro di Hong Kong è volato quasi a 7,77 ai massimi da maggio 2012. Solo pochi giorni fa stazionava intorno a 7,75. Non si tratta di escursioni particolarmente rilevanti in termini di performance, ma comunque significative per un cambio caratterizzato da una volatilità di medio periodo molto bassa. Bisogna ricordare che dal 18 maggio 2005 il tasso di cambio USDHKD può muoversi in un range compreso tra 7,75 e 7,85.