GRECIA - La Grecia sta annegando in un fiume di inchiostro rosso. Il Paese non ha nessuno a cui rivolgersi per rilanciare la crescita economica, condizione che potrebbe riportare il debito su una traiettoria sostenibile, rassicurare i preoccupati e incolleriti creditori esteri e offrire speranza alla popolazione, esautorata dal protrarsi della recessione.
Al contrario, il paese si trova in un circolo vizioso, una spirale di morte, qualcuno potrebbe definirla, in cui si sta prendendo a prestito sempre di più per tenere il passo con i debiti esistenti, schiacciando il processo di crescita e peggiorando il rapporto debito-prodotto interno lordo del Paese.
Far saltare la trappola del debito non sarebbe comunque una cura miracolosa: un livello gestibile di indebitamento è una condizione necessaria ma non sufficiente per la Grecia perchè possa avviare il ripristino della competitività e riprendere la crescita dopo tre anni di contrazione economica.
Se esistesse un deus ex machina e si potesse dimezzare il rapporto debito-PIL della Grecia in poche ore, ci sarebbe ovviamente un enorme vantaggio in termini di cash flow. Si potrebbe alleviare lo stress finanziario sulla Grecia in modo abbastanza rapido ed efficace, ma di per sé non significherebbe che l’economia sta crescendo o sia sulla strada giusta per farlo.
Nuovi numeri e dati rendono ancora più drammatica la tragedia greca. Recentemente, nel mese di luglio, il Fondo Monetario Internazionale aveva previsto che la Grecia avrebbe potuto crescere dello 0,6 per cento nel 2012. Solo 10 settimane più tardi, si calcola che l’economia subirà invece una contrazione, riducendosi del 2,5 per cento nel 2012, dopo un crollo del 5,5 per cento previsto per quest’anno.
Il debito è destinato ad aumentare al 173 per cento del PIL nel 2012, dal 162 per cento di quest’anno.
Per illustrare la velocità del deterioramento, basti pensare che il FMI aveva basato il suo salvataggio di maggio 2010 verso la Grecia sulle previsioni che il debito lordo del Paese avrebbe raggiunto il picco nel 2012, al 149 per cento del PIL. Pensare che l’economia stava affondando solo sotto il peso del debito, era evidentemente una chimera.
La Grecia ha grandi ostacoli strutturali alla crescita e la sostenibilità delle finanze pubbliche è solo uno delle strozzature.
La Grecia ha accettato una serie di condizioni (im)poste dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Unione Europea e dalla Banca centrale europea in cambio di un salvagente finanziario che potesse garantirle la sopravvivenza, almeno sino alla fine dell’anno. Tra queste vi è il taglio degli stipendi pubblici, l’innalzamento dell’età pensionabile e l’apertura di settori protetti dell’economia ad una maggiore concorrenza.
Gli economisti stimano che tali profondi cambiamenti potrebbero aumentare la produzione totale del 10 per cento, in oltre 20 anni. Cosa che non è da buttar via. Il problema è che tutte queste riforme strutturali potrebbero, come in parte sta già accadendo, peggiorare le cose nel breve termine. Liberalizzare l’economia, all’inizio, e in uno scenario come quello attuale, renderà le cose più difficili, almeno per i primi anni.
Atene ha poche possibilità di combattere di nuovo per sostenere la crescita, mentre è costretta a stringere una cinghia che, sempre più, rischia di strozzare definitivamente il Paese.