Grecia: programmi politici e previsioni a cinque giorni dalle elezioni

Federica Agostini

12/06/2012

Grecia: programmi politici e previsioni a cinque giorni dalle elezioni

Mancano 5 giorni alle elezioni più attese dell’anno. Forse, fino a qualche tempo fa non avremmo neanche fatto caso alla notizia del voto in Grecia, mentre oggi questo evento ci tiene tutti un po’ con il fiato sospeso.
Le ragioni sono semplici, la Grecia è chiamata ad eleggere un nuovo governo e, allo stato attuale delle cose, la formazione eletta prenderà una decisione fondamentale: restare nell’euro o andare via.

Dagli ultimi sondaggi è emerso che i partiti politici che riscuotono maggiori consensi sono: Syriza, la coalizione della sinistra radicale e il conservatore Nuova Democrazia.
Più preoccupante, anzi inquietante è il numero di consensi che si sono creati attorno a «Golden Down», il partito neonazista; come sempre nella storia, i grandi periodi di crisi spingono le persone a schierarsi dalla parte più estremista.

I programmi Politici

Nuova Democrazia (ND) - Il leader conservatore Antonis Samaras ha presentato il suo programma politico ed economico; diciotto proposte per impedire il rovinoso default del Paese e salvaguardare il futuro insieme con l’euro. Le parole chiave del programma di ND: ripresa, miglioramento, rinegoziare il programma economico, giustizia e sicurezza. Puntare tutto sulla crescita, creare posti di lavoro evitando di tagliare sui salari e di aumentare le tasse. Puntando il dito contro l’immigrazione clandestina che aggrava l’economia del paese, Samaras avanza proposte riguardo a riforme strutturali e ad una politica che agevoli le zone economiche sul mare nello sfruttare le risorse natuali.

Syriza - La coalizione di sinistra, primeggiata dalla figura di Alexis Tsipras, affronta la questione Euro in maniera completamente differente. I sondaggi lo hanno mostrato talvolta in leggero vantaggio rispetto a ND e, per via della sua controversa posizione politica nei condronti dell’Europa, si discute la possibilità che la Grecia esca dalla moneta unica.

Il programma economico di Syriza intende spingere sulla nazionalizzazione delle banche e l’arresto della privatizzazione delle aziende pubbliche, insiste su un sistema fiscale che colpisca «chi ha di più» senza rovinare «chi ha di meno».

C’è poi il punto più controverso e dibattuto del programma politico di Syriza: la rinegoziazione del Memorandum UE.
Poche settimane fa Tsipras faceva sapere che il governo di Syriza non avrebbe cercato alcun confronto con l’Europa, oggi si parla di rinegoziare. C’è chi sostiene che questa sia la strategia politica di Syriza: minacciare l’Europa della possibile banca rotta della Grecia per ottenere consenso dentro il Paese e maggiori concessioni fuori, da parte dell’Europa.

Non sappiamo, d’altra parte, a che gioco stiano giocando i leader europei che, tutto sommato, non sembrano poi tanto spaventati dalla possibilità dell’ormai famoso Grexit.

Prospettiva: default

Nell’ipotesi che il nuovo governo sia formato dal gruppo di Syriza e che i tentativi di negoziazione con l’Europa fallissero, la Grecia potrebbe lasciare l’euro?
Lasciare una moneta non è un’operazione istantanea, inoltre non esiste alcun documento che fornisca indicazioni circa le modalità con le quali un paese possa essere espulso o ritirarsi dall’Euro. L’unico modo di abbandonare la moneta unica è dichiarare il fallimento, smettere di pagare i debiti e tuffarsi diretti nel default.

Cosa accadrebbe dopo il default?

Secondo gli analisti, per mettere in circolazione una nuova valuta ci vogliono almeno quattro mesi. Nel frattempo, tuttavia, ogni capitale deposistato in Grecia verrebbe spostato altrove e, per evitare una delirante corsa agli sportelli, il governo greco dovrebbe chiudere le banche. Intanto, con questo swap il valore della nuova valuta finirebbe a terra, mentre l’inflazione salirebbe alle stelle.

Sicuramente in Grecia aumenterebbe l’afflusso dei turisti. Considerando che si tratta della culla della nostra civiltà e che avrebbe un cambio valutario favorevole, chi non andrebbe?!
Certo, perderebbe rilevanza a livello economico internazionale, perché nessuno
vorrebbe fare investimenti in Grecia. Tuttavia, forse con una gestione onesta e
determinata, l’economia di questo paese potrebbe risollevarsi e tornare a crescere
dignitosamente, sostiene chi fa il paragone con l’Argentina.

C’è la possibilità concreta che la Grecia dichiari il fallimento?

L’opinione pubblica è spaventata dalle possibilità che comporterebbe lo swap valutario, basti pensare alla controversa campagna pubblicitaria intrapresa da Nuova Democrazia. Tuttavia, alle inconcludenti elezioni dello scorso 6 maggio, hanno ricevuto maggiori consensi i partiti critici nei confronti dell’Unione Europea.

Inoltre l’Europa che inizialmente sembrava «spaventata» dalla minaccia Greca, sembra aver abbandonato i vecchi timori e precede, certamente con le dovute precauzioni, preparata ad un eventuale default greco.

E noi, siamo pronti?

Se la Grecia uscisse dall’euro, a prescindere dalle implicazioni e complicazioni finanziarie, impatto certamente rilevante sarebbe quello culturale, che innescherebbe una serie di reazioni ad effetto domino -proprio come poco tempo fa è successo in Tunisia ed Egitto.
Torniamo, dunque, al punto di partenza e ci chiediamo: se la Grecia uscisse dall’Euro, noi cosa faremmo? Intanto, aspettiamo lunedì.