GRECIA. Il governo greco gioca la sua sopravvivenza in Parlamento Venerdì sera in un voto di fiducia, ma il destino del primo ministro George Papandreou sembra ormai essere segnato, dopo l’abbandono della sua proposta di referendum.
Secondo fonti governative, il capo del governo socialista ha concluso un accordo Giovedì con i suoi ministri in cui accetta di dimettersi e far posto a un governo di coalizione - a condizione di ottenere la fiducia del Parlamento, cosa che, almeno, gli concederebbe un’uscita di scena rispettabile.
Il progetto di referendum sul piano europeo di aiuti finanziari europei alla Grecia, concluso il 27 ottobre, dopo aver colto di sorpresa i leader dell’UE e tutta la classe politica greca è, infine, esploso in faccia al primo ministro, rimproverato dai suoi partner europei. L’abbandono dell’idea è stato confermato Venerdì da Atene.
Il ministro delle finanze, Evangelos Venizelos, ha telefonato a Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, a Olli Rehn, commissario europeo per gli Affari economici e monetari, e a Wolfgang Schäuble, ministro tedesco delle Finanze, informandoli di questa decisione.
Un’inversione di rotta che ha indotto l’opposizione greca a decidere di sostenere l’accordo concluso con gli europei qualora George Papandreou lasciasse spazio ad un governo di transizione composto da tecnici, responsabile dell’adozione del piano UE e della organizzazione delle elezioni anticipate. Yannis Mihelakis, portavoce di Nuova democrazia, l’opposizione conservatrice, ha accusato il premier Papandreou di volersi aggrappare, sostanzialmente, al potere. «Si aggrappa al volante di una vettura che si dirige verso l’abisso», ha detto alla tv Mega.
Una serie di defezioni ha ridotto la maggioranza del Partito Socialista (PASOK) di due seggi (152 su 300) al Vouli il parlamento unicamerale, dove è previsto, in tarda serata, il voto di fiducia.
Il deputato socialista Eva Kaili ha annunciato Giovedi di non votare a favore. Una defezioni ulteriore priverebbe il governo della sua maggioranza, cosa che innescherebbe elezioni anticipate.
Dalla rivelazione delle dimensioni del deficit e del debito pubblico dopo il ritorno dei socialisti al potere, alla fine del 2009, i greci hanno dovuto subire uno tsunami di drastiche misure di austerità, che si sono tradotte in aumenti delle tasse, tagli dei salari e delle pensioni , privatizzazioni e tagli alla spesa statale, in cambio di un contributo finanziario dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale.
Questa politica, che ha gettato il paese in una profonda recessione senza che avvenisse un contestuale e sufficiente risanamento dei conti pubblici, ha provocato ondate di scioperi e sollevato manifestazioni che, in taluni casi, sono degenerate in atti di violenza.
Papandreou è oggi pronto a dimettersi. Per il Primo Ministro si tratterebbe di un’uscita onorevole dopo le polemiche scoppiate nel suo stesso partito sull’utilità del referendum, che Papandreou desiderava realizzare.
Già il Giovedi sera, il primo ministro George Papandreou ha chiesto la formazione di un governo di unità nazionale, per garantire l’accordo europeo a Bruxelles e portare il Paese fuori dalla crisi politica. «La mia posizione è chiara, bisogna avviare immediatamente discussioni per formare un governo di consenso al fine di garantire la normalità nella situazione politica, l’attuazione dell’accordo del Consiglio europeo (su un nuovo aiuto alla Grecia) e poi iniziare il processo elettorale», ha detto Papandreou.
Il primo ministro ha chiesto la «collaborazione» dei partiti politici e l’ «unità» per creare «un clima di fiducia e ripristinare la stabilità politica del paese». «Voglio sottolineare la necessità di una cooperazione», ha detto Papandreou, pronto al pensionamento.