Grecia, default: una lezione di dieci anni fa

Nadia Fusar Poli

26 Settembre 2011 - 13:04

Grecia, default: una lezione di dieci anni fa

GRECIA, DEFAULT - Una donna al vertice del Fondo monetario internazionale ha detto che se un paese si trova con un debito veramente insopportabile, allora, in un modo o nell’altro, quel debito dovrà essere ristrutturato.
No, non si tratta di quanto affermato dall’ amministratore delegato del FMI Christine Lagarde, parlando questo fine settimana, ma delle dichiarazioni di Anne Krueger, primo vice direttore generale del FMI 2001-2006, rilasciate a Melbourne quasi un decennio fa.

Il discorso della Krueger, attualmente Professore di Economia Internazionale presso la John Hopkins University, pronunciato durante una cena agli inizi del 2002, ha risuonato nel corso degli anni e, più che mai oggi, appare di grande attualità.
«Il primo punto da sottolineare è che il default sovrano esiste da quando esiste l’indebitamento finanziario dei paesi», ha detto la Krueger.
«Infatti, se si estende la definizione, il primo default sovrano della storia probabilmente ha avuto luogo già nel IV secolo aC, quando 10 dei 13 comuni greci nell’ Attic Maritime Association sono andati in bancarotta a causa dei prestiti al Tempio Delos. Mostrando acume sia laico che spirituale, Delos ha successivamente scelto di prestare denaro ai mutuatari privati piuttosto che ai pubblici poteri», ha aggiunto Krueger in quell’occasione.

Così un default della Grecia non sarebbe nulla di nuovo, e un default sovrano non sarebbe affatto insolito. La Krueger ha continuato citando i dati di Standard & Poor’s, da cui si evinceva come negli ultimi due secoli, più di 90 paesi si fossero rivelati inadempienti o avessero riprogrammato i loro debiti. Molti lo hanno fatto svariate volte. Guerre e crisi dei prezzi delle materie prime sono stati tra i maggiori fattori scatenanti.

E la risposta del FMI? «Non sarebbe possibile, né auspicabile per il Fondo soddisfare tutte le esigenze finanziarie di un paese in crisi finanziaria - soprattutto se i debiti sono davvero insostenibili. Per prima cosa, a differenza di una banca centrale nazionale, il Fondo non può stampare moneta», ha detto la Krueger. In secondo luogo, un azzardo morale rimane una preoccupazione legittima. «Cosa fare se un paese si trova con un debito davvero insostenibile?»

«In un modo o nell’altro, dovrà essere ristrutturato. Ed è meglio per il debitore, per la maggior parte dei suoi creditori, e per la comunità internazionale, se questo avviene in modo ordinato. A tal fine, può essere necessario incoraggiare i creditori privati a rinnovare i propri impegni esistenti e limitare le loro richieste di rimborso».

Quindi quasi un decennio fa, una figura senior presso il FMI poneva le regole di base per un default, sottolineando l’importanza che si traduca in un processo ordinato e che preveda un coinvolgimento del settore privato. Oggi, pochi credono che una ristrutturazione del debito greco possa essere evitata; le questioni chiave rimangono se ciò possa essere attuato senza colpire altre nazioni deboli della zona euro e travolgere le banche europee, e la misura in cui gli obbligazionisti lo subirebbero.

L’attuale debolezza dell’euro suggerisce poche speranze per un risultato soddisfacente. Forse solo poche possibilità di un recupero, a patto che un default ordinato non inneschi un effetto domino su altri stati sovrani e sul sistema bancario.
Tuttavia, a tal proposito, la Krueger aveva i suoi dubbi. “Molto è stato fatto per rafforzare il sistema finanziario internazionale negli ultimi anni. Ma l’assenza di migliori incentivi per garantire la risoluzione ordinata degli insostenibili debiti sovrani rimane una debolezza grave".

Anche se un nuovo approccio è stato messo in atto, "la ristrutturazione del debito resterebbe un processo economicamente doloroso - e nei confronti del quale i debitori giustamente esprimerebbero la propria riluttanza a prendervi parte. Ma un quadro più ordinato sarebbe di beneficio per tutti i portatori di interesse”.
Naturalmente, e, in effetti, ci sono stati dei cambiamenti negli ultimi 10 anni. Ma è difficile pensare che possano tradursi in un default greco meno doloroso, o in un rischio di contagio più lieve o, ancora, in un euro più sicuro.