Grecia: 20 giorni di autonomia. Poi default

Nadia Fusar Poli

24 Novembre 2011 - 15:20

Grecia: 20 giorni di autonomia. Poi default

GRECIA, DEFAULT. Due giorni fa, un funzionario del governo greco avrebbe «spifferato» che la Grecia ha denaro sufficiente per sopravvivere ancora solo 20 giorni. Secondo il governo greco, se l’Unione europea (UE) non verserà al paese la sesta tranche di aiuti entro dicembre, si produrrà un default di pagamento su oltre 2,8 miliardi di euro di obbligazioni. Oltre a questo, la Grecia non sarà in grado di pagare gli stipendi e le pensioni.

Se la Grecia ha «maledettamente» bisogno di questi soldi, perché l’UE non si dà una mossa? Del resto, l’Unione europea, non li aveva già promessi? Cosa è successo?

Beh, a quanto pare, l’UE è titubante: l’idea di allungare altro denaro alla Grecia, lascia alquanto perplessi, perché non c’è assolutamente alcuna garanzia che i leader politici greci sapranno sostenere nuove misure di austerità, che entrambe le parti hanno in passato concordato.

Jean-Claude Junker, il responsabile dei ministri delle finanze della zona euro, vuole che la Grecia prometta che chiunque vinca le elezioni in programma nel mese di febbraio, darà effettivamente attuazione alle riforme promesse.

Egli chiede impegni per iscritto, firmati personalmente dal neo primo ministro greco e dagli altri principali leader politici, in una lettera nero su bianco da sottoporre all’Unione europea all’ Euro summit del 29 novembre.

Se i leader politici greci non arrivano a un consenso e Junker non riceverà il pegno che chiede, Junker non concederà alcun fondo di salvataggio alla Grecia nel futuro. Il gioco si fa realmente duro.

Anche se la Grecia vuole quei soldi, di cui ha vitale bisogno, c’è un grande ostacolo. Ed ha anche un nome: Antonis Samaras.

Samaras è il leader del partito Nuova Democrazia, il principale partito di opposizione dal 2009, ma che è attualmente parte del nuovo governo di unità nazionale.

Il grosso problema è che Samaras si è rifiutato di impegnarsi formalmente per iscritto, e in qualsiasi altro modo che si traduca in un sostegno alle misure di austerità proposte (anzi imposte) alla Grecia. Egli ritiene che sottoscrivendo ogni eventuale accordo con l’UE e il FMI, infrangerà la promessa fatta al popolo greco, ovvero la rinegoziazione dei termini dell’accordo.

Proprio come lo spodestato George Papandreou, sembra che Samaras abbia paura che, accettando i termini senza lottare e opporre una qualche sorta di resistenza, perderà il sostegno del pubblico greco ee, eventualmente, anche il suo seggio al potere. Questo atteggiamento ha notevolmente infastidito la Commissione europea.

Tutto questo fermento politico in Grecia non è certo positivo per il sentiment del mercato e lo si può chiaramente vedere sui mercati finanziari.

Questi giochi politici tra i leader europei stanno creando ulteriori incertezze, alimentando un contesto di mercato già nervoso. Non è una sorpresa che porti sicuri come il dollaro e lo yen hanno beneficiato di tale situazione.

Per ora, sembra che la cosa migliore da fare sia rimanere estremamente cauti nel trading di valute ad alto rendimento, in particolare l’euro. L’avversione al rischio continua a dominare la scena, e ogni evento-catalizzatore potrebbe far precipitare la moneta comune.