Gli Emirati Arabi tra soft power americano e tecnologia cinese: una neutralità sempre più fragile

Roberto Vivaldelli

13/05/2025

L’intensificarsi della rivalità tra Stati Uniti e Cina sta mettendo alla prova il ruolo degli Emirati, ponendo Dubai al centro della competizione geopolitica.

Gli Emirati Arabi tra soft power americano e tecnologia cinese: una neutralità sempre più fragile

Dubai si conferma un cruciale crocevia di commerci, innovazione e investimenti milionari.

Gli Emirati Arabi Uniti, abili strateghi commerciali, hanno costruito una politica estera basata sull’interesse nazionale, mantenendo relazioni equilibrate con tutte le grandi potenze. Tuttavia, come sottolinea un recente articolo di The National Interest, l’escalation della rivalità tra Stati Uniti e Cina sta mettendo a dura prova questa neutralità. Dubai e gli EAU si trovano così al centro di una competizione geopolitica che potrebbe ridefinire il loro ruolo sullo scacchiere globale.

In pochi anni, gli Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno intensificato il loro avvicinamento alla Cina di Xi Jinping, diventando il primo paese del Golfo al centro della rivalità tra Pechino e Washington. Pur beneficiando di una significativa presenza militare statunitense, gli EAU hanno fatto della partnership con la Cina una priorità, andando oltre energia e commercio. La relazione sino-emiratina, rafforzatasi con la visita di Xi ad Abu Dhabi nel 2018, copre ora settori sensibili come porti, rete 5G e trasferimenti di armi. Gli EAU mirano a diversificare la loro politica estera, sognando di diventare una potenza media non allineata. Tuttavia, la dipendenza dalla sicurezza occidentale, in particolare da Stati Uniti e Francia, pone interrogativi sulla reale autonomia degli EAU nei confronti della Cina.

Espansione delle relazioni sino-emiratine

Gli EAU si presentano come partner privilegiati della Cina nella regione, promuovendo il loro ruolo nella Belt and Road Initiative. Le relazioni, formalmente avviate nel 1990, sono accelerate grazie all’interdipendenza energetica: gli EAU sono il terzo fornitore di petrolio della Cina. Circa il 60% delle esportazioni cinesi verso Europa e Africa passa per il porto di Jebel Ali a Dubai, e oltre 6.000 aziende cinesi operano negli EAU. La cooperazione si estende a settori strategici come il 5G (con Huawei), la gestione dei porti e l’acquisto di armi cinesi, come droni e missili. Tuttavia, gli EAU restano legati agli Stati Uniti per la sicurezza, creando tensioni nella loro politica di non allineamento.

Al centro della rivalità

Oggi gli Emirati si trovano al centro della rivalità tra Stati Uniti e Cina, affrontando una situazione geopolitica complessa. Nel 2021, Anwar Gargash, influente consigliere diplomatico emiratino, espresse preoccupazione per una possibile “nuova Guerra Fredda” tra le due potenze, sottolineando la difficoltà per gli EAU di scegliere tra gli Stati Uniti, principale partner strategico, e la Cina, primo partner economico. Le tensioni sono emerse in particolare durante le trattative per la vendita degli F-35 americani agli EAU, ostacolate da preoccupazioni del Congresso USA riguardo alla cooperazione emiratina con la Cina, come la possibile costruzione di una base navale cinese ad Abu Dhabi.

Gli EAU hanno reagito alle pressioni americane mostrando autonomia strategica: hanno sospeso le trattative per gli F-35, acquistando 80 caccia francesi Rafale e 12 aerei da addestramento cinesi L-15, segnando un’apertura verso Pechino senza precedenti per un paese del Golfo. Questo approccio riflette il desiderio di Abu Dhabi di evitare la logica bipolare imposta dalla competizione sino-americana, adottando una politica di non allineamento simile a quella di Singapore, che bilancia relazioni economiche con la Cina e cooperazione militare con gli USA.
Tuttavia, rispetto a Singapore, gli EAU sono più dipendenti dagli Stati Uniti per la sicurezza (ad esempio, per i sistemi di difesa come THAAD e Patriot) e più aperti alla Cina in settori sensibili, come la tecnologia 5G e la cooperazione militare.

Dubai, l’hub globale sotto pressione

Dubai non è solo grattacieli e lusso: è un centro nevralgico per il commercio mondiale, un posto dove merci, idee e capitali si muovono senza sosta. Questo modello funziona grazie a una neutralità che permette agli Emirati di fare affari con tutti. Ma, come spiega Mohammed Baharoon, capo del Dubai Public Policy Research Center, la competizione tra USA e Cina sta complicando le cose. “Questa rivalità non è solo politica, fa male agli affari”, dice nel podcast Divergences. Quando le due potenze si scontrano, le catene di approvvigionamento – il “sangue” dell’economia di Dubai – rischiano di bloccarsi, come un infarto.

La sfida della tecnologia: Huawei e oltre

Un esempio concreto? La vicenda del 5G e Huawei. Quando gli Stati Uniti hanno messo al bando il colosso cinese, Dubai si è trovata in difficoltà: Washington non offriva alternative valide, e la Cina ha guadagnato terreno. Non si tratta solo di antenne e cavi: l’influenza cinese si vede ovunque, dai negozi di elettronica ai quartieri dove le comunità cinesi crescono. Eppure, gli USA hanno ancora un asso nella manica: la loro cultura, le università prestigiose, il fascino di Hollywood. Il «soft power» tiene ancora gli Emirati legati all’Occidente, ma non basta per vincere la partita.

Nel 2024, gli Usa hanno espresso preoccupazioni circa l’azienda emiratina di intelligenza artificiale Group 42 Holdings (G42), spingendo il Dipartimento del Commercio a indagare nel gennaio 2025 per sospetti legami con entità cinesi nella lista nera, come BGI Genomics e Huawei. G42, fondamentale per l’ambizione degli Emirati Arabi Uniti di diventare leader nell’IA entro il 2031, è presieduta da Sheikh Tahnoun bin Zayed e guidata dal CEO Peng Xiao, ex cittadino statunitense con legamo con aziende tecnologiche cinesi.

Nonostante G42 abbia disinvestito da società cinesi, inclusa una partecipazione di 100 milioni di dollari in ByteDance, gli Stati Uniti hanno fatto sapere di essere «diffidenti» per «possibili rischi di spionaggio e sicurezza nazionale» derivanti dai crescenti legami tecnologici ed economici degli Emirati con la Cina, principale partner commerciale degli Emirati.

Intelligenza artificiale: il futuro è già qui

Dubai non sta a guardare: punta forte sull’intelligenza artificiale, che sarà il motore delle industrie di domani. Gli Emirati vogliono essere leader in questo campo, e lo stanno dimostrando con investimenti e progetti ambiziosi. Ma anche qui, la rivalità USA-Cina si fa sentire. Chi controllerà le tecnologie del futuro? E come farà Dubai a non dipendere troppo da uno dei due giganti? Baharoon lo dice chiaramente: il vero rischio è restare indietro, senza accesso alle innovazioni che cambieranno il mondo.

In un mondo segnato da un crescente multipolarismo, gli Emirati stanno giocando una partita difficile: vogliono restare indipendenti, senza piegarsi alle pressioni di Washington o Pechino. È una scommessa audace. Come sottolinea The National Interest, il futuro di Dubai dipenderà dalla sua capacità di adattarsi, di trovare un equilibrio tra le superpotenze senza rinunciare alla sua identità di hub globale.