Austerità: un boomerang per le vendite tedesche
La scorsa settimana ci siamo resi conto della caduta libera delle vendite in Spagna, che ha riportato un -11,3%, secondo i dati dell’INE (Istituto Nazionale di Statistica della Spagna).
Adesso però, i dati dell’Istat non solo confermano questa tendenza, ma risulta che la caduta scuote tutti i paesi europei, includendo anche il motore dell’Euro: la Germania.
La contrazione del commercio mondiale prodotta da questa nuova crisi dell’economia non può lasciare indenne la Germania, il principale paese esportatore dell’eurozona. Se scendono gli acquisti dei vicini, di conseguenza la Germania non vende tutto quello che si era prefissata, e questo colpisce le sue finanze.
La trappola dell’austerità creata da Angela Merkel gli si è rivoltata contro come un boomerang, castigando le sue stesse industrie.
Il circolo vizioso
Questo sistema ci fa rendere conto del profondo problema che vive l’Europa, dove da un lato i costi dell’indebitamento aumentano mentre l’attività diminuisce drasticamente, e se cade l’attività non si può pagare, e se aumentano ancora di più gli interessi a maggior ragione non si può pagare.
Da qui si deduce come l’aumento del premio di rischio sulla Spagna, attestato ad oltre 500 punti, sia un dato veramente allarmante, essendo giunto ad un livello insostenibile. Tutto ciò anticipa l’imminente collasso finanziario che fino a questo momento le autorità si sono sforzate di negare.
Questo, inoltre, dimostra che i tecnici della BundesBank e della BCE non hanno fatto bene i conti, dato che lavorano sempre con cifre ottimiste rispetto a quelle reali. Adesso che la situazione è diventata insostenibile accusano il colpo e si buttano tutto alle spalle se pur trovandosi in piena tormenta.
I dati sono taglienti: la Borsa di Francoforte ha chiuso in ribasso per tre mesi e il DAX (Indice Azionario Tedesco) è sceso più del 15% negli ultimi due mesi, sotto i 6.000 punti, seguendo la strada tracciata dall’IBEX35 (Indice Azionario Spagnolo), che è stato l’indice che è sceso di più a livello mondiale.
Aumento dei salari per incrementare la domanda interna
Per questo Angela Merkel non ha aspettato un minuto ad aumentare i salari dei lavoratori tedeschi. Se la domanda esterna cade, niente di meglio che incrementare la domanda interna attraverso l’aumento dei salari. I problema che resta è se questa correzione della domanda arriverà in tempo per evitare la collisione verso cui si sta dirigendo l’Europa.