Germania: asta flop di Bund. La crisi arriva a Berlino

Nadia Fusar Poli

24 Novembre 2011 - 09:45

Germania: asta flop di Bund. La crisi arriva a Berlino

CRISI, GERMANIA - Un fiasco. Così l’ultima asta dell’anno di bund tedeschi. Sui 6 miliardi di titoli che la Germania sperava di piazzare, ne sono stati raccolti solo 3,6. La Bundesbank, la Banca centrale di Berlino, è dovuta intervenire per completare l’operazione.

La goccia che fece traboccare il vaso e mette a dura prova la forza dell’euro. L’asta di bond a dieci anni, l’ultima del 2011, lanciata Mercoledì dalla Germania, si è tradotta in un flop. La domanda è stata estremamente bassa, al punto che Berlino non è riuscita a collocare che 3,6 miliardi di euro, rispetto all’offerta di 6 miliardi di euro. Questo significa che il 35% dell’asta di «bund», considerato come il punto di riferimento nella zona euro e su cui tutti gli investitori dovrebbero precipitarsi, non ha trovato acquirenti i cui portafogli sembrano ormai saturi.

C’è voluto l’intervento della Bundesbank per portare a termine l’operazione e coprire l’intero ammontare (il rapporto di copertura è stato di 1,1, contro una media di 1,56), una pratica comune, ma che avviene di solito in quantità molto inferiori. La Buba ha comprato i restanti 2,4 miliardi di euro, che gradualmente immetterà sul mercato.

Se «questo risultato non significa in alcun modo una mancanza di rifinanziamento per il bilancio tedesco», ha voluto chiarire l’ Agenzia finanziaria tedesca, organismo responsabile dell’asta, è comunque simbolica della misura della crisi del debito: lo stesso valore rifugio non ha più successo«, e non fa più cassetta. ING Bank aveva avvertito che qualsiasi differenziale superiore a 1 miliardo di euro, avrebbe rappresentato»un segno di debolezza", anche se le esigenze di finanziamento di Berlino sono ben inferiori a quelle dei suoi partner europei fortemente indebitati. E’n un segno tangibile: dopo l’asta, i tassi di mercato sono apparsi notevolmente tesi: il rendimento del Bund è salito a 2,13%, con un incremento di oltre 20 punti base rispetto a Martedì.

Gli stessi dati di Mercoledì, che fanno temere che la zona euro possa scivolare in recessione, hanno ulteriormente aggravato uno scenario già cupo e deteriorato. Secondo la prima stima della società Markit che pubblica l’indice di attività dei responsabili degli acquisti, l’ Indice PMI ha continuato la sua contrazione nella zona euro nel mese di novembre, scendendo a 47,2 contro i 49,1 di ottobre. «Sembra che il peggio debba ancora venire», ha avvertito il capo economista di Markit.

Un altro dato preoccupante, l’indice degli ordinativi all’industria della zona hanno registrato il loro più grande declino in tre anni, scendendo del 6,4% nel mese di settembre, con un calo particolarmente forte in Germania, Francia, Spagna e Italia.

L’euro, che ha incassato violentemente questa serie negativa, è nuovamente precipitato, portandosi a 1,3360 rispetto al dollaro.