G20. L’ Europa non ispira più fiducia. Sembra lontano il tempo in cui Germania e Francia sono sbarcate al G20 con il disegno, un filo perentorio, di moralizzare il mondo finanziario. All’epoca - al G20 di Londra in particolare - la difficile situazione dei mercati sembrava essere la causa di tutti i mali dell’economia mondiale. Oggi, sul punto di annegare, l’ Europa, addossandosi la responsabilità della crisi, sta gettando al vento la sua credibilità capitale.
Ed è probabile che il G20 rappresenti l’occasione sognata dagli altri stati per ricordarglielo. Tutti i protagonisti si proclamano disposti a "sostenere e riequilibrare il rischio globale di fronte a notevoli rischi di deterioramento”, ma che nulla può essere fatto prima che l’Europa risolva i suoi mali. E per questo motivo che gli europei, Nicolas Sarkozy in testa, si sono affrettati a trovare una soluzione per la Grecia. Le grandi promesse dell’Unione europea non sarà al rendez-vous di Cannes.
Martedì, sorprendendo tutti, il primo ministro greco George Papandreou ha deciso di indire un referendum sull’accordo europeo di aiuti alla Grecia, disegnando così un enorme punto interrogativo sul futuro della zona euro. Cosa che ha profondamente sconvolto l’agenda dei leader mondiali e contrariato Nicolas Sarkozy, credeva di poter ospitare i grandi della terra a Cannes con la soluzione della crisi nella zona euro in tasca.
Come gli europei, anche gli americani faranno fatica ad assumere la leadership di questo incontro. Disapprovato nei sondaggi e paralizzato dai repubblicani, Barack Obama non può che mantenersi discreto, mentre la Cina e i paesi emergenti nel loro complesso potrebbero rubargli la scena. Oltre al loro ruolo crescente nell’economia globale, la recente iniziativa di Cina, Brasile e Russia di prestare denaro ai paesi europei in difficoltà è il simbolo del loro nuovo ruolo nel mondo. Pechino in particolare, che ha detto di possedere 500 miliardi di dollari del debito europeo, e che ha evocato una partecipazione nell’ EFSF sarà in una posizione di forza.
La Cina dovrebbe riuscire a sfuggire più facilmente alla delicata questione del tasso di cambio. Rsta ancora da sapere ciò che sarà negoziato dietro le quinte. Se la Cina resta in silenzio sulle sue intenzioni, il Brasile non nasconde il suo desiderio di aumentare la propria quota dei diritti di voto al FMI, aumentando il suo contributo permanente. Nicolas Sarkozy dovrà impegnarsi molto ed essere molto abile per evitare che il vertice di Cannes non si trasformi in una consacrazione della posizione strategica privilegiata della Cina.
Lo stesso G20 ha perso credibilità. Nel 2008, un’ondata di eccitazione investiva il G20, apparso come l’unica organizzazione in grado di porre fine agli eccessi del capitalismo senza legge. Ma di delusione di delusione ha dovuto arrendersi all’evidenza. I progressi sono stati più che limitati. Abbastanza per sollevare un’ondata di scetticismo sulle decisioni assunte organismi internazionali più importanti.
Questo è vero soprattutto ora che la questione della riduzione del debito pubblico deve essere risolta a livello nazionale e non internazionale. La grande riforma del sistema monetario internazionale, che doveva, sostanzialmente, condurre alla rivalutazione dello yuan, non si verificherà.
Sulla regolamentazione del mercato delle materie prime, gli osservatori non si aspettano niente di più di ciò che è stato adottato presso il G20 dell’ agricoltura lo scorso giugno. Vale a dire una migliore supervisione del mercato secondario dei prodotti agricoli.
Rimane la tassa sulle transazioni finanziarie, che Parigi e Berlino congiuntamente difendono, ma che a parere della maggioranza non sarà oggetto di un consenso. Alla fine, il G20 potrebbe finire con alcuni grandi professioni di fede sulla gestione del deficit, e su come rilanciare la crescita globale. Viene da chiedersi se il livello di energia e di risorse investite in questi summit, che non ingannano più nessuno, non sia significativamente eccessivo.