Draghi ha annunciato linee di credito a 3 anni per garantire liquidità illimitata al mercato interbancario, ma ha praticamente chiuso le porte all’acquisto di titoli di stato. Inoltre, la BCE non presterà denaro al FMI per effettuare acquisti di bond sovrani, in quanto non contemplato nei trattati. Importanti novità sono poi giunte dal vertice UE salva-euro a Bruxelles con i lavori che si sono protratti fino a tarda notte. Non è stato raggiunto l’accordo tra i 27 paesi dell’UE per l’unione fiscale, bensì solo dall’UE-23 a seguito dell’opposizione forte della Gran Bretagna.
Il premier britannico Cameron ha affermato che il Regno Unito è felice di non avere l’euro ed è ormai rottura con la Francia di Sarkozy. No anche dell’Ungheria, mentre Repubblica Ceca e Svezia non si sono pronunciate perché sprovviste del mandato parlamentare per negoziare il nuovo trattato. Draghi si è detto comunque soddisfatto e ora i paesi europei aumenteranno di 200 miliardi di euro le risorse del FMI nei prossimi dieci giorni. La BCE gestirà il fondo salva-stati.
Intanto, ieri sera sono arrivati anche i risultati degli stress test dell’EBA su 71 banche europee. In base ai criteri di valutazione dll’European Banking Authority, alle banche europee serviranno 114,7 miliardi di euro per cui una cifra superiore a quanto preventivato nella stima di ottobre (106,4 mld). Alle banche italiane serve un rafforzamento dei patrimoni nell’ordine dei 15,36 miliardi di euro (Unicredit soltanto necessita di quasi 8 miliardi di capitale). Alla Grecia è andata peggio di tutte (30 miliardi), ma anche la Spagna è messa male (26 miliardi).
L’agenzia di rating Moody’s ha già tagliato il giudizio sul merito di credito di SocGen, Bnp Paribas e Credit Agricole. Torna anche la tensione sugli spread sovrani: il differenziale di rendimento tra Btp e Bund a 10 anni è salito fino a poco sotto 460 punti base, a pochi minuti dall’apertura delle borse europee. Le piazze finanziarie del vecchio continente hanno aperto in territorio negativo dopo le forti perdite accumulate ieri (Milano -4,3%, Francoforte e Parigi -2%).
Sul Forex il tasso di cambio euro/dollaro è sceso questa mattina fino in area 1.3280. I prezzi ora stanno rimbalzando e sono tornati sopra 1.33, sfruttando anche il forte ipervenduto che si è generato tra ieri e stanotte. Se il rimbalzo dovesse proseguire non sarà certo facile andare oltre 1.3370-80, a meno che non ci sia una completa inversione della tendenza. Un ritorno in area 1.3380, o addirittura fino a 1.34, consegnerebbe quasi certamente le chiavi del trend prepotentemente nelle mani dei venditori che potrebbero riportare le quotazioni velocemente verso i minimi intraday. L’eventuale breakout ribassista deciso di 1.3280-70 dovrebbe dare il via a un movimento direzionale molto robusto con target a 1.3210 prima e 1.3150 poi.
Sul Forex sta rimbalzando anche euro/yen poco sotto 103.50, dopo che i prezzi hanno trovato un supporto fondamentale a 103. Possibile un ritorno in area 103.70-80 per completare il pullback dai minimi intraday, o addirittura fino a 104. Tuttavia, anche qui il trend dovrebbe restare ribassista in questa ultima seduta: in caso di rottura di 103, il target successivo diventerebbe 102.50 prima e 101.70 poi. Il cambio sterlina/dollaro, invece, quota in area 1.5630, mentre tra le materie prime rimbalza l’oro a 1710$/oz (dopo aver trovato supporto in area 1700$/oz). Debole il petrolio Wti che per ora si aggrappa al supporto di 97.5$ al barile.
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