Dai minimi di 1,2144 l’Euro/Dollaro ha avuto un sussulto improvviso che ha permesso di accelerare fino alle resistenze di area 1,2680. Un rimbalzo niente male, non c’è che dire, dopo tanta negatività accumulata nelle ultime settimane. Difficile pensare che la valuta europea abbia già conosciuto il suo livello di minimo di medio periodo, anche perché non bisogna soltanto ragionare sulla crisi del debito pubblico dei Paesi europei e sulle possibilità di un fallimento della Grecia. Il valore dell’Euro va inquadrato anche attraverso lo studio dei fondamentali che al momento sembrano particolarmente negativi e di gran lunga inferiori a quelli mostrati da altre aree valutarie. Volendo restare sul cambio Euro/Dollaro, possiamo subito osservare come la crescita negli ultimi due trimestri sia stata sbilanciata a favore dell’economia a stelle e strisce che ha conosciuto un progresso superiore al 4% su base annua (in Europa abbiamo avuto invece una “mini-crescita” dello 0,6% su base annua), oltre a mettere un freno all’emorragia di posti di lavoro. Senza dimenticare anche la curva dei tassi che a lungo termine premia i Treasuries americani rispetto a quelli europei. Se è vero che anche Oltreoceano il debito pubblico può mettere i brividi, il mercato sta premiando a più riprese il Dollaro USA in quanto sta dimostrando di meritare la fiducia e lo status di “valuta rifugio” in un periodo di grande turbolenza sui mercati finanziari. Insomma, sebbene la divisa europea possa ancora avere margini per correggere la forte discesa delle ultime settimane, il quadro tecnico di medio periodo resta ampiamente favorevole alla valuta statunitense. Nel breve periodo, invece, il cambio potrebbe tentare un nuovo assalto alla resistenza di 1,2680 con la possibilità di spingersi subito verso 1,2740.
Sul mercato dei cambi sta diventando interessante anche la questione relativa al Franco svizzero, la cui svalutazione nelle ultime due sedute dell’ottava appena conclusa sembra essere dovuta soprattutto all’intervento della Banca centrale elvetica. L’Eur/Chf è passato da area 1,40 fino alla soglia di 1,46 per poi ripiegare in area 1,4450. Può diventare molto interessante un ritorno in area 1,43 che rappresenterebbe un’area di acquisto a basso rischio. Tuttavia, nel caso in cui la pressione in vendita sulla divisa elvetica dovesse continuare, potrebbe risultare appetibile anche il cambio Usd/Chf che sta formando una congestione sotto i massimi degli ultimi sette giorni. Al superamento di 1,1586 è probabile un nuovo movimento direzionale con target a 1,18 prima e 1,20 poi.
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