Fake news: quali sono le sanzioni per chi pubblica bufale online?

Non esiste una disciplina ad hoc sulle fake news. Gli autori delle bufale sono puniti con le sanzioni previste per i reati di diffamazione, procurato allarme o altri, a seconda del contenuto. Chi le condivide inconsapevolmente non commette reato.

Fake news: quali sono le sanzioni per chi pubblica bufale online?

Gli autori delle fake news rischiano diverse sanzioni, sia pecuniarie che detentive, a seconda dell’argomento e del contenuto della notizia. Ciò perché, ad oggi, non c’è ancora una disciplina ad hoc sulle fake news e quindi bisogna utilizzare i reati già esistenti nel Codice penale, dopo aver valutato qual è l’argomento e la finalità della notizia falsa.

Quindi, a seconda dei casi, l’autore di una fake news può essere accusato di diffamazione, procurato allarme, abuso della credulità popolare, distorsione del mercato ed anche concorrenza sleale, e punito con le sanzioni corrispondenti alla fattispecie criminosa posta in essere.

Chi commenta, condivide e favorisce in vari modi la diffusione della bufala non è considerato colpevole se dimostra di non essere a conoscenza della falsità della notizia, invece se lo ha fatto al solo fine di aiutare l’autore originale a diffondere le false informazioni deve essere considerato corresponsabile.

Riconoscere le fake news non è semplice; anche chi utilizza Internet abitualmente può cadere nei tranelli a causa delle numerose insidie del web, l’importante però è essere consapevoli dei rischi connessi alla disinformazione.

Fake news: manca una disciplina organica

Nonostante le proposte di una legislazione ad hoc, ad oggi non esiste una normativa apposita per contrastare in modo mirato la diffusione delle fake news e scoraggiarne gli autori.

Questo significa che ogni fake news va analizzata singolarmente e che il giudice deve inquadrare la notizia in una delle fattispecie delittuose già previste nella nostra legislazione. Per questa ragione non possiamo indicare in maniera generale quali sono le sanzioni per gli autori delle bufale ma bisogna distinguere caso per caso.

Andiamo a vedere tutte le ipotesi delittuose in cui le fake news possono essere ricomprese.

Reato di diffamazione

Senza dubbio la diffamazione è l’ipotesi di reato più frequente in cui inquadrare le fake news.

Infatti nella condotta prescritta dall’articolo 595 del Codice penale ci sono tutti gli elementi che contraddistinguono l’agire degli autori delle notizie false, in primis la volontà di screditare, offendere o deridere una persona - molto spesso famosa - davanti ad un grande pubblico. A tale scopo quale posto migliore dei social network? Sui social la diffusione delle fake news a contenuto diffamatorio è praticamente incontrollata, perché è impossibile prevedere quante persone condivideranno o commenteranno la notizia.

La giurisprudenza maggioritaria è ormai concorde nel ritenere tale fattispecie integrata anche nel caso degli insulti su Facebook; se poi le informazioni riguardano un’accusa falsa trova applicazione anche il reato di calunnia.

Le sanzioni per la diffamazione sono la reclusione da 6 mesi a 3 anni o la multa non inferiore a 516 euro, ma il giudice può aumentarle fino al doppio se il fatto è di ingente gravità. Invece la calunnia ex articolo 368 del Codice penale è punita con la detenzione da 3 a 6 anni, che possono aumentare se il giudice rileva delle circostanze aggravanti.

Reato di procurato allarme e abuso della credulità popolare

Quando la fake news ha l’effetto di allarmare e spargere il panico tra la popolazione, la condotta viene integrata nel reato di procurato allarme ex articolo 658 del Codice penale. Non importa che questo fosse il reale obiettivo dell’autore della bufala, basta che la notizia procuri il timore di un pericolo reale.

Tuttavia non c’è reato di procurato allarme quando la fake news non presenta i canoni della certezza ma il pericolo viene presentato come probabile o eventuale. Chi per esempio dà per certa una catastrofe naturale totalmente inventata che procura allarmismo è punito con l’arresto fino a 6 mesi o con l’ammenda da 10 a 500 euro.

Invece, commette il reato di abuso della credulità popolare (previsto dall’articolo 661 del Codice penale) l’artefice di una bufala che innesca un generico turbamento nell’ordine pubblico. Quest’ultimo potrà essere condannato a corrispondere una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 15.000 euro in base alla portata del turbamento causato.

Reato di distorsione del mercato

La fake news che ha ad oggetto notizie su rialzi o ribassi del prezzo del mercato pubblico o delle borse di commercio può integrare la condotta dell’articolo 501 del Codice penale, ovvero il reato di distorsione del mercato, punito con la reclusione fino a 3 anni e con la multa da 516 a 25.822 euro.

In questo caso il legislatore richiede che la condotta sia fraudolenta, quindi il giudice deve accertare che l’autore o gli autori della notizia avevano effettivamente la volontà di turbare il mercato dei valori o delle merci.

Atti di concorrenza sleale

Infine, una fake news può integrare gli atti di concorrenza sleale previsti dalla disciplina civilistica nell’articolo 2598. Ciò accade quando la bufala vuole screditare i prodotti altrui diffondendo informazioni menzognere sulle caratteristiche di determinati beni o servizi. Anche un’informazione vera può integrare questa condotta quando la notizia viene strumentalizzata al fine di screditare la professionalità altrui o la qualità dei suoi prodotti.

Se viene in essere questa fattispecie, l’autore della notizia falsa può essere condannato al risarcimento dei danni nei confronti dell’azienda o della persona danneggiata, in misura proporzionata al danno effettivamente subito.

Condividere le fake news è reato?

Ribadito il fatto che gli autori delle fake news commettono reati differenti a seconda del contenuto della notizia, ci si chiede cosa succede a chi condivide la bufala, favorendone quindi la diffusione.

Innanzitutto occorre distinguere la condotta di chi condivide senza avere la consapevolezza della falsità della notizia da chi, invece, vuole consapevolmente agevolare la diffusione di un’informazione falsa.

Nel primo caso non viene posta in essere nessuna fattispecie di reato; infatti la diffusione della fake news è stata dovuta alla mera disinformazione dell’agente che è caduto nel tranello dell’autore. Ma se la persona in questione commenta il post con frasi denigratorie ed offensive potrebbe comunque essere accusato di diffamazione ex articolo 595 del Codice penale, anche se la notizia è totalmente falsa.

Al contrario, chi pubblica, condivide e commenta una bufala con la consapevolezza della sua falsità potrebbe ricadere nei reati sopra elencati come corresponsabile perché con la sua condotta ha manifestato la volontà di prendere parte al piano delittuoso dell’autore.

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Argomenti:

Reato Bufale

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