845 milioni di utenti in tutto il mondo, di cui 483 milioni che effettuano una connessione al giorno, fatturato nel 2011 chiuso a 4,3 miliardi di dollari, con un utile operativo poco sotto gli 1,5 miliardi di dollari, e un valore complessivo stimato tra i 75 e i 100 miliardi di dollari. Sono i numeri (impressionanti) di Facebook, il social network più famoso (e ricco) del mondo, ormai pronto a entrare in Borsa (probabilmente dal prossimo maggio).
Il valore di Facebook
Bloccato in Cina e in Russia, ma rinato a nuova vita dopo un colossale boom in Giappone, Facebook si appresta ad aggiungersi nell’elenco di titoli del Nasdaq con il ticker «FB» dal prossimo maggio, e già si vocifera sull’IPO (Offerta Pubblica Iniziale), la quotazione obbligatoria, secondo la normativa americana, da stabilire al raggiungimento dei 500 azionisti. L’IPO sarà dunque curata da alcune banche, quali Morgan Stanley, Bank of America, Barclays Capital e Goldman Sachs, che valuteranno la società tra i 75 e 100 miliardi, con una raccolta iniziale di 10 miliardi.
Attesa spasmodica
È l’evento economico più atteso dell’anno, tanto che si sono già scatenate le scommesse sulla quotazione del sito, grazie alla possibilità promossa dalla società di trading online IG Markets del Contract for Difference, strumento derivato finalizzato a consentire le scommesse sulla capitalizzazione del titolo e che permetterà agli investitori di scambiare denaro in base alla variazione di valore dell’azione, dal momento della sottoscrizione del contratto a quello della sua chiusura: il CfD sarà dunque in grado di fornire un vantaggio alla parte acquirente, qualora il valore dell’attività aumenti, o una perdita nel caso diminuisca, mentre il meccanismo funzionerà al contrario per la parte venditrice. Naturalmente, nel caso di Facebook, non essendo ancora presente nel listino, i CdF varieranno in base alla capitalizzazione dell’azienda attesa nel suo primo giorno in Borsa.
I punti deboli
Tuttavia, vi sono anche dei punti deboli in questa operazione, svantaggi che lo stesso Mark Zuckerberg ha espresso alla Consob americana: innanzitutto la concorrenza, poi i problemi normativi, gli eventuali attacchi informatici, i problemi nel mercato cinese (dove Facebook è bloccato) e l’assenza attuale di inserzioni pubblicitarie che dunque non prevedono entrate, ma solo costi di gestione. Gli stessi CfD, inoltre, dispongono di un’arma a doppio taglio, che viene definita «effetto leva», e che potrebbero contribuire ad amplificare sia i guadagni, sia le perdite. Casi recenti di aziende che con entusiasmo sono entrate in Borsa e poi non sono riuscite a concretizzare i loro sforzi, non sono pochi: prendete il caso di LinkedIn o di Groupon, società quest’ultima, che non ha mai convinto del tutto gli analisti.
Tuttavia, Facebook è sempre Facebook e non è un caso che il suo ingresso in Borsa stia generando un vero e proprio seguito a livello internazionale, smuovendo i cardini del trading. Non si sa ancora con certezza in quale settimana di maggio Facebook farà il suo ingresso trionfale a Wall Street: quel che si prevede, invece, è che farà sicuramente parlare di sé. Nel bene e nel male.
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