Niente da fare: dopo la delusione registrata al suo debutto venerdì scorso, giorno in cui ha chiuso con un leggero rialzo (+0,64%), il titolo di Facebook conosce il suo primo lunedì nero, al solo secondo giorno di contrattazioni, chiudendo al -10,99% a quota 34 dollari (con un calo di 4 dollari a fronte dell’Ipo), dopo essere sceso in picchiata fino al -13,7% a quota 33 dollari.
Capitalizzazione di mercato scesa a 95 miliardi
Flop o partenza lenta? I maggiori media economici non s’interrogano in questo modo, ma la maggioranza sembra prediligere la prima ipotesi, soprattutto perché, nei momenti di maggiore difficoltà, il titolo è stato supportato dalle banche sottoscrittrici l’Ipo, già messe alla sbarra per aver sovrastimato le azioni: secondo molti analisti, qualora avessero identificato un’offerta pubblica iniziale che fosse stata la metà di quella stabilita, le azioni sarebbero schizzate. A pesare attorno al social network quotato sul Nasdaq, anche il clima generale di scetticismo. Scetticismo che gli analisti si sono affrettati a ribadire, imputando a Facebook alcuni difetti rei di aver causato il suo tracollo a Wall Street. Innanzitutto, l’allergia di Mark Zuckerberg agli investitori e all’ambiente borsistico (presentarsi ai road show con la felpa è considerato quasi un affronto); i punti deboli del social network, tra cui la sua staticità; la mancanza di un vero e proprio modello di business; l’ingresso nel mercato in un momento delicato (vista la crisi attuale e l’incertezza dei mercati) e in un periodo poco adeguato, visto che il lasso temporale in cui si registrano maggiori guadagni è tra il mese di ottobre e quello di maggio.
Arretra il settore del social media
È vero anche che venerdì scorso il Nasdaq ha avuto problemi tecnici che l’hanno gettato in un forte imbarazzo, causando danni per circa 100 milioni relativi ai ritardi registrati nelle compravendite o alle loro mancanze. Ma ciò non basta a oscurare il clima di scetticismo attorno a Facebook: e dopo il suo tonfo, il settore dei social media fa un passo indietro. Tutte le intenzioni di lanciarsi in Borsa, quelle che stava prendendo in considerazione Twitter, sono state così raffreddate, per non dire «gelate» dal crollo di Facebook.
Tuttavia, tra gli ottimisti, c’è anche chi pensa che Facebook in futuro risalirà la china, anche perché solo 2 giorni di contrattazioni non sono sufficienti a indicare l’andamento di una società. I numeri del debutto tuttavia sono stati a dir poco impressionanti in negativo, ma ciò non toglie che la società possa migliorare sotto molti aspetti, tra cui quello della pubblicità, sul quale alcune fonti affermano che Zuckerberg già ci stia lavorando. Nel frattempo, la tensione e la pressione continuano a pesare sul titolo, oggi atteso a una nuova prova.
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