FMI- Il Fondo Monetario Internazionale potrebbe intervenire sui mercati obbligazionari secondari accanto fondo di salvataggio (EFSF) della zona euro, mentre si aspetta che la dimensione del secondo pacchetto di salvataggio destinato alla Grecia possa essere modificato.
Il gruppo con sede a Washington potrebber creare una società veicolo per acquistare obbligazioni sotto stress nei mercati primario e secondario, ha affermato Antonio Borges, direttore del dipartimento europeo del FMI.
La mossa dovrebbe aiutare paesi come la Spagna e l’Italia, che devono far fronte all’aumento dei costi di finanziamento nei mercati di capitale. Per Borges si tratta di un problema di fiducia del mercato, piuttosto che di solvibilità.
I leader della zona euro hanno deciso all’inizio di quest’anno che i poteri del loro veicolo di salvataggio, il Fondo europeo per la stabilità finanziaria, dovevano essere rafforzati, e che l’ EFSF doveva essere autorizzato a intervenire nei mercati obbligazionari secondari. Tutti i parlamenti nazionali si sono dimostrati concordi, ad eccezione della Slovacchia e dei Paesi Bassi, che si prevede approveranno le modifiche alla fine di questo mese.
La Banca centrale europea può intervenire soltanto nei mercati obbligazionari secondari.
Borges ha anche detto che l’ EFSF dovrebbe utilizzare le sue risorse per convincere gli investitori a tornare ai mercati. Una possibilità è quella di incentivare gli investitori con le garanzie di protezione dei beni da governi della zona euro.
Borges ha anche aggiunto che le dimensioni del secondo pacchetto di salvataggio della Grecia, ora stimato in 109 miliardi di euro, è «obsoleto» e che il prossimo programma dovrà porre maggiormente l’accento sulla crescita economica invece di concentrarsi principalmente sulla situazione patrimoniale della Grecia.
Borges ha dichiarato che un nuovo programma per la Grecia è necessario al fine di evitare la revisione degli obiettivi del programma greco e le condizioni politiche «ogni tre mesi», come nel caso del primo piano di salvataggio. L’anno scorso, la Grecia aveva firmato un prestito di 110 miliardi con altri membri della zona euro e il Fondo monetario internazionale, in cambio di drammatiche riforme fiscali ed economiche.
«Dobbiamo accettare che il piano non sarà messo in atto» così com’è, ha sottolineato Borges, pur ribadendo che il governo greco deve accettare le riforme promesse per ricevere i prestiti.
La revisione degli ispettori della troika è ora prevista per la seconda metà di ottobre.