Europa: il summit di Bratislava per arginare la deriva post-Brexit

Luca Secondino

16/09/2016

Summit di Bratislava: l’Europa sta sbagliando tutto dopo la Brexit? Oggi il primo vertice nel «formato 27».

Europa: il summit di Bratislava per arginare la deriva post-Brexit

Summit di Bratislava: l’Europa si riunisce dopo la Brexit per cercare di fermare la crisi esistenziale in cui si trova da ormai molto tempo.

Si incontrano oggi i rappresentanti dei 27 Paesi membri dell’Unione europea in un incontro informale a Bratislava, Slovacchia, il primo dopo la Brexit. Il vertice serve più per dimostrare unità nel formato 27 che per dettare nuove linee guida, ma la sensazione è quella di un’Unione europea sempre più autoreferenziale nonostante la crisi.

Al summit di Bratislava è centrale il tema dei confini, sia per l’immigrazione che per il terrorismo. Ma mentre per il secondo argomento si parlerà di più controllo e maggiore collaborazione sul fronte intelligence, per la questione legata ai migranti l’Italia sarà forse ancora messa in coda e le decisioni sulla gestione dei migranti all’interno dell’UE verrà rinviata a marzo.

Questo summit a 27 è l’occasione per mandare a Londra il messaggio: andiamo avanti anche senza di voi. Il proposito è giusto, doveroso, ma l’Europa sta sbagliando tutto dopo la Brexit?

Nonostante le previsioni di alcuni analisti catastrofisti, la reazione dell’Unione europea dopo il voto della Gran Bretagna è stata finora decisamente più attenuata rispetto a quello che in molti, britannici compresi, avevano immaginato. Il clima di apparente serenità tra i 27 membri non è destinato a cambiare dopo il vertice dei 27 membri a Bratislava fissato per oggi.

Summit di Bratislava: Unione europea alla deriva dopo la Brexit?

Dopo la decisione del popolo britannico del 23 giugno scorso l’Unione europea ha sempre ribadito l’esigenza di unirsi, di fare blocco, ritenendosi la parte forte del divorzio con il Regno Unito. Ma è davvero così? Cosa sta sbagliando l’Europa dopo la Brexit?

Nel suo lungo discorso di questa settimana, il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker non ha speso molte parole per il referendum britannico e sulla Brexit: “Rispettiamo e ci rammarichiamo per la decisione del Regno Unito, ma l’UE in quanto tale non è a rischio”, ha detto Juncker.

Che l’Europa non è a rischio è ormai un mantra che Bruxelles si ripete e con cui cerca di rassicurare i Paesi membri più che i cittadini europei.
L’Europa sembra sentirsi forte anche senza il Regno Unito. Il problema non è quello di aver perso un importante membro - anche se sempre a statuto speciale - quanto quello di aver perso un membro storico.

Quello che traspare dalle dichiarazioni moderate è che dal punto di vista dei 27 Stati membri, il voto della Brexit è stato un peccato, ma sono stati i britannici ad aver perso di più. In realtà, i dati iniziali dopo i primi due mesi fuori dall’Unione europea stanno dando ragione al popolo britannico.

L’UE è di gran lunga più importante economicamente rispetto al Regno Unito, sia come unione che come singoli Paesi: solo l’Irlanda e Cipro inviano oltre il 10% delle loro esportazioni verso la Gran Bretagna.

Dal punto di vista legislativo, all’Unione europea servirà qualche ritocco, mentre i britannici si troveranno a dover affrontare una completa revisione delle loro norme per escludere l’Unione europea, un compito che potrebbe occupare il governo per un decennio. Inoltre il Regno Unito si troverà a dover affrontare i lunghi negoziati per gli accordi commerciali verso tutto il mondo, e anche quelli per ratificare l’uscita effettiva dall’UE, altrettanto lunghi e non ancora iniziati.

Summit di Bratislava: le conseguenze della crisi dell’Unione europea

Con un Unione europea debole, con incombenti problemi mal gestiti come l’immigrazione e il terrorismo, e con un regime di austerità che non lascia spazio alla flessibilità economica dei singoli membri, in Europa c’è stata un’ascesa dei partiti o movimenti populisti contro l’UE.

Il Regno Unito è stato solo il primo Paese dove gli euroscettici hanno ottenuto risultati concreti, ma la corrente contro l’UE è in ascesa anche in Francia e Italia e non è da escludere l’abbandono di qualche Paese ad Est tra i più recenti membri.

I politici britannici non sono stati timidi nel mettere in guardia la controparte europea su quanto il voto della Brexit possa essere un presagio: “Le voci di malcontento vanno ben al di là della Manica”, ha detto Syed Kamall, conservatore britannico membro del Parlamento europeo, in risposta al discorso di Juncker. “In molti altri paesi dell’UE, i segnali di allarme ci sono. E se continuano ad essere ignorati, non stupitevi se gli altri chiedono di seguire l’esempio britannico”.

Donald Tusk, il presidente del Consiglio europeo che presiederà il vertice di Bratislava, ha detto:

Sarebbe un errore fatale supporre che il risultato negativo del referendum britannico rappresenta un problema specificamente britannico. Oggi molte persone, non solo nel Regno Unito, ritiene che far parte della Unione europea è sulla via della stabilità e della sicurezza.

Le aspettative modeste per il vertice di Bratislava, a cui il primo ministro Theresa May non è invitato, riflettono anche quanto poco ci sia un accordo tra gli Stati membri su come reagire.

Summit di Bratislava: le soluzioni alla crisi europea

Angela Merkel sa che non ci vorrà poco per risolvere i problemi dell’Unione europea, e auspica un miglioramento nel campo della sicurezza, interna e esterna, nella collaborazione alla lotta al terrorismo, anche se non le decisioni in tema Difesa saranno rimandate al Consiglio di dicembre.

I 27 leader dell’Unione europea si incontrano oggi con l’obiettivo di dare un segnale, che l’Europa si muove con i fatti e non con le parole, per trovare un modo di contrastare la crisi e riconquistare la fiducia labile dei cittadini.

Non è un obiettivo facile. I membri dell’UE sono divisi su molti temi. Sono divisi sulla Brexit, sulla flessibilità, sull’immigrazione, sui confini. L’Ungheria è a rischio sospensione per le violazioni ai diritti umani, e sembra che il sogno europeo stia facendo acqua da tutte le parti.

Se da una parte c’è un Jean Claude Juncker che crede ancora negli Stati Uniti d’Europa, dall’altra c’è Donald Tusk che vuole assicurare ai cittadini che l’Unione europea abbia imparato la lezione della Brexit.

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