Il Congresso degli Stati Uniti potrebbe avere evitato un «disastro del debito» ma i problemi finanziari stanno risalendo l’Atlantico. Se i leader europei non troveranno la volontà politica di attuare drastiche misure per contenere ed arrestare la loro crisi interna, i mercati potrebbero presto trovarsi in una posizione insostenibile.
Il mercato dei titoli di Stato italiani e spagnoli offre un’indicazione di come il recente pacchetto di salvataggio adottato dall’ UE, abbia ispirato poca fiducia in Europa. A partire da Mercoledì, il rendimento sul bond italiano a 10 anni è pari al 6,08 per cento, vicino al suo punto più alto dall’introduzione dell’euro. La resa era di circa 3,7 punti percentuali più elevata del rendimento sui titoli tedeschi di uguale scadenza - uno spread che suggerisce la crescente preoccupazione che l’Italia possa trovarsi in default. Lo spread rispetto ai titoli spagnoli a a 10 anni è stato di 3,9 punti percentuali, contro i 3,2 del mese precedente. Lo spread del Belgio ha raggiunto il record di 2,1 punti percentuali.
Il nervosismo degli investitori è pericoloso perché potrebbe trasformarsi in una sorta di profezia che rischia di auto-avverarsi. Mentre ci si preoccupa che il default possa spingere verso l’alto i costo sostenuti dai governi per i prestiti, i debiti che una volta erano gestibili, potrebbero diventare insostenibili. Non c’è da stupirsi se il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso, mentre definiva il rialzo dei rendimenti in Italia e in Spagna ingiustificato, ha espresso «profonda preoccupazione» per gli sviluppi del mercato.
Il peso del debito e la serie di misure
Si consideri l’Italia, che grava la zona euro di un peso considerevole, in quanto secondo paese con il maggior debito dopo la Grecia. Ad un costo del debito pari al 5%, il governo dovrebbe gestire un avanzo di bilancio di circa 29 miliardi di euro all’anno - esclusi i pagamenti di interessi - per stabilizzare il debito pubblico lordo al suo livello attuale, di circa il 120 per cento annuo della produzione economica. Ad un costo del 10%, il surplus necessario salirebbe a circa 125 miliardi di euro, o un sesto di tutte le entrate del governo. Questo è grosso modo ciò che il governo spende ogni anno per la gestione del sistema sanitario statale.
Ad un certo punto il default diventerà una necessità.
Per ripristinare la fiducia, i leader europei - in particolare il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy - devono dimostrare che sono disposti e in grado di correggere i difetti in seno all’ Unione monetaria, e che la crisi ha messo a nudo.
Come Bloomberg View ha sostenuto, una soluzione completa, probabilmente, comporterà la creazione di un ministero delle Finanze, con il potere esclusivo di emettere obbligazioni in euro e sostenuto solidalmente da tutti i paesi dell’unione. E coinvolgerà anche trasferimenti fiscali che, come per i crediti d’imposta e le assicurazione contro la disoccupazione negli Stati Uniti, allevieranno il dolore di adeguamenti salariali e di competitività che gli Stati dell’ Unione dovranno inevitabilmente sostenere .
L’ultima serie di misure sembra muoversi nella giusta direzione. Innanzitutto i leaders europei hanno detto in sostanza che sono pronti a governi di back stop e a ricapitalizzare le banche in tutta l’area dell’euro.
Abbassando i tassi di interesse sui prestiti dal Fondo europeo di stabilità finanziaria, e muovendo investimenti in infrastrutture verso la Grecia, si sono anche spostati nella direzione dei trasferimenti fiscali.
Il pacchetto non è ancora completo e sufficiente. Anche l’ambiziosa riduzione del debito fornita alla Grecia è una mezza misura, in quanto non è abbastanza per portare le finanze della nazione su un percorso sostenibile.
Se la volontà politica mancherà, l’Europa ha alcune opzioni. Invece di sostituire il debito dei governi legati con obbligazioni in euro, i leaders potrebbero spingere la Banca centrale europea ad intervenire ed acquistare grandi quantità di debito dei governi in crisi. Ma ciò rischierebbe di minare l’indipendenza della BCE e il mandato di «lotta contro l’inflazione», e in ogni caso, sarebbe solo una soluzione temporanea.
In definitiva, come accade per la crisi del debito negli Stati Uniti, la sfida dell’Europa per la risoluzione dei suoi problemi si riduce a una fondamentale questione sociale: possono Germania e Grecia, ricchi e poveri, trovare un terreno comune? In caso di risposta è negativa, il mondo avanzato deve prepararsi ad una faticosa marcia lungo il sentiero della polarizzazione. E la storia suggerisce che non finirebbe bene.
Tradotto da: Nadia Fusar Poli per forexinfo.it
Fonte:bloomberg.com