Delle diffcoltà dell’Euro/Dollaro a risalire la china ne avevamo già discusso nel report di ieri quando era stato anche ipotizzato un approdo sull’area di supporto di 1,3340. I prezzi ci sono andati vicini atterrando in area 1,3355. Lo scetticismo che gira intorno al caso Grecia ha fatto anche schizzare il differenziale di rendimento tra il Bund tedesco e il bond decennale ellenico, i cui rendimenti sono schizzati fino all’8%, mentre i CDS per assicurarsi su un possibile default greco sono saliti fino a 489 basis point. Il ministro delle Finanze greco Papaconstinou ha fatto intendere che Atene dovrebbe a breve ricorrere ai fondi da 40-45 miliardi di euro messi a disposizione dal duo Uem-Fmi. Probabilmente si tratta della mossa che il mercato si aspetta per alleviare i timori che ancora serpeggiano a causa dei problemi finanziari ellenici. E’ una mina vagante, invece, il cambio Euro/Yen che si muove molto in simbiosi con l’andamento dell’equity. Discorso a parte merita la Sterlina. La disoccupazione è in aumento fino all’8% e a febbraio c’erano ben due milioni e mezzo di disoccupati, un dato che è il peggiore dal 1995. Potrebbe, però, giocare a favore della Sterlina il fatto che a inizio maggio ci saranno le elezioni: gli investitori potrebbero scommettere su un governo in grado di risollevare le sorti del Paese (per ora non rosee nel breve periodo) e ciò potrebbe mettere in moto in anticipo un andamento positivo del Pound. Il cambio Gbp/Usd è diretto ora verso le resistenze di area 1,5490-1,55. Una volta raggiunta quest’area, però, non escludo che possa nuovamente avvenire un’importante presa di posizione dei venditori.
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