Archiviata per ora la questione legata alla ristrutturazione del debito della Grecia, dopo il successo dell’operazione di bond swap da 206 miliardi di euro, gli investitori ben presto potrebbero spostare la loro attenzione su altri due paesi pericolanti della zona euro. Non l’Italia, che continua a mostrare un calo costante dei rendimenti su tutte le scadenze e con lo spread sceso oggi fin sotto 290 punti base ai minimi di agosto 2011 (rendimento del decennale sotto il 4,9%).
E’ la penisola iberica a far tremare l’Europa. I segnali sul mercato dei credit default swaps sono eloquenti. Non tanto la Spagna, che comunque ha fatto sapere di non voler rispettare il vincolo del deficit per il 2012, bensì il Portogallo che sembra destinato a seguire la stessa strada intrapresa dalla Grecia. Lo spread è arrivato a 1600 punti (!) e il rendimento del quinquennale lusitano è clamorosamente volato al 17%. Numeri che identificano un paese percepito come se fosse già sull’orlo del default.
Sul Forex al momento non si avvertono queste preoccupazioni, anche perché sui mercati finanziari prevale ancora più o meno lo stesso appetito per il rischio di inizio febbraio scorso. Wall Street è sui massimi a 51 mesi, i titoli di stato italiani sembrano diventati pepite d’oro preziose, mentre l’economia reale stenta a decollare. La “droga” della liquidità in eccesso fortnita dalle banche centrali ben presto finirà e bisognerà fare i conti con la realtà dell’economia reale, con i suoi gravi problemi strutturali e le aspettative di recessione in Europa.
Il tasso di cambio euro/dollaro è sui massimi di giornata in area 1.3080, a dimostrazione del fatto che oggi per il biglietto verde è in una “giornata no”. Il greenback perde colpi contro tutte le major currencies: dall’euro allo yen, dalla sterlina al franco svizzero fino alle valute di Australia e New Zealand. Il cambio dollaro/yen è sceso fino in area 83.20, mentre sterlina/dollaro è in area 1.5680. Tra le commodity è in forte calo il petrolio Wti, che è sceso fin sotto 103.8$ al barile.
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