Elezioni europee 2014: il commissario Olli Rehn accusato di conflitto di interessi

Marta Panicucci

10 Marzo 2014 - 18:05

Elezioni europee 2014: il commissario Olli Rehn accusato di conflitto di interessi

Si sente sempre più forte l’odore di conflitto di interessi che proviene dalla commissione europea. Il commissario per degli affari economici e monetari Olli Rehn, è al centro di polemiche, sempre più pressanti, circa la sua posizione tra la commissione europea e la candidatura a parlamentare europeo.

Elezioni europee
Le prossime elezioni europee si terranno dal 22 al 25 meglio prossimo. Circa 400 milioni di europei sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo parlamento europeo con 750 parlamentari provenienti dagli stati membri più il presidente.

Nominati i nuovi deputati europei, sarà proprio il parlamento a nominare il nuovo presidente europeo, scegliendo tra i candidati dei principali partiti che si presentano alle elezioni europee 2014. Tra questi popolari, socialisti, liberali, sinistra e verdi hanno presentato i loro candidati alla presidenza della commissione. Mentre, non avranno un loro candidato i conservatori e gli euroscettici. Per approfondire: Elezioni europee 2014: candidati alla Presidenza e modalità di voto. Tutto ciò che dovete sapere.

Il candidato Rehn
Il commissario Rehn è uno dei candidati di spicco del partito di centro-destra europeo Alleanza dei liberal-democratici. Il partito ha deciso di non candidare Rehn come presidente del prossimo esecutivo comunitario.

A lui, ha preferito il collega di partito Guy Verhofstadt, la cui figura è meno legata alle politica di austerità che hanno messo in ginocchio l’Eurozona. Rehn quindi è candidato come deputato finlandese per il parlamento europeo.

Il commissario Rehn
Rehn ha fatto sapere tramite il suo portavoce che si prenderà, da metà aprile sei settimane si congedo non pagato dalla commissione europea per poter partecipare alla campagna elettorale in vista delle elezioni europee.

Il codice di condotta dei commissari europei prevede la possibilità di assentarsi per un massimo di sei settimane per la campagna elettorale. Ma in seguito alle elezioni europee, in attesa del primo luglio, giorno in cui si insedierà il nuovo parlamento, Rehn tornerà al suo ruolo di commissario.

La critiche derivano proprio da questo. Dal fatto che un parlamentare in pectore (la sua elezione al parlamento è quasi scontata) continui a sedere come commissario europeo dal 26 maggio al primo luglio.

Il parlamento e la commissione
Le polemiche derivano dalla natura e dalla diversità di ruoli tra i parlamentari e i commissari. Al contrario dei deputati europei, personalità politiche di spicco dei vari schieramenti nazionali, la commissione europea si vanta della propria indipendenza e imparzialità.

A questo proposito il trattato sull’Unione europea scrive all’articolo 17:

«I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza.»

«La Commissione esercita le sue responsabilità in piena indipendenza. Fatto salvo l’articolo 18, para­grafo 2, i membri della Commissione non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo. Essi si astengono da ogni atto incompatibile con le loro funzioni o con l’esecuzione dei loro compiti»

Sono in molti a chiedersi quanta indipendenza e imparzialità ci sarà nel lavoro di Rehn tra maggio e luglio, dopo essere eletto parlamentare rappresentando un precisa politica di centro-destra e propagandando determinate dottrine di politica economica.

Gli appuntamenti di maggio-luglio
Coloro che criticano la posizione di Rehn focalizzano l’attenzione sui delicati appuntamenti che attendono la commissione europea tra maggio e luglio. Chiedendosi se un commissario appena uscita della campagna elettorale e, già pronto per sedersi in parlamento sia la figura più adeguata per prendere decisioni su affari economici e monetari di tale importanza.

Sono attesi per aprile i dati dell’Eurostat sui conti pubblici dei paesi membri, sulla base dei quali il commissario Rehn a maggio dovrà indicare coloro che non hanno rispettato il vincolo del 3%. A seconda dei risultati dell’Eurostat potrà quindi decidere di aprire o chiudere procedure di infrazione nei confronti dei membri e indicare la strada economica da seguire per i paesi con «squilibri economici eccessivi». Inoltre sarà proprio Rehn a prendere importanti decisioni circa il semestre europeo.

La commissione continua a difendere l’operato di Rehn, fedele al codice di condotta dei commissari. Ma i dubbi sulla neutralità del commissario, in procinto di sedersi in parlamento a rappresentare il proprio paese, restano eccome.