E’ un 4 luglio all’insegna del risparmio quello vissuto negli Stati Uniti: attenzione al portafoglio, con risparmi su cibo, viaggi e shopping. La crisi si fa sentire sugli Stati Uniti, così come il fantasma della recessione: secondo molti sono questi i fattori preponderanti alle difficoltà di Barack Obama alle prossime elezioni. Ma c’è anche chi afferma che il pericolo è un altro, e affonda le sue radici sin dall’antichità, un problema comunitario, internazionale, storico, che è sempre sinonimo di stupidità: è il razzismo.
Obama e Romney: immigrazione e minoranze, temi caldi
Ha fatto discutere la proposta di legge (Sb-1070) sull’immigrazione promulgata dallo stato dell’Arizona e di cui il Tribunale supremo degli Stati Uniti ha ratificato solo uno dei quattro punti cruciali, che dà la possibilità alla polizia statale di verificare l’identità di qualunque individuo in stato di fermo o di arresto per valutare la sua eventuale clandestinità. Le discussioni su tale legge sono esplose perché consentono ai poliziotti di entrare in questioni apparentemente immotivate, aumentandone di conseguenza i diritti e i poteri. Tuttavia, c’è anche da dire che sono stati annullati gli aspetti più razzisti della legge, come quello che intendeva equiparare gli immigrati privi di documenti e in cerca di lavoro allo status di delinquenti.
In tempi di campagna elettorale, la legge ha visto l’ok dei repubblicani, con Mitt Romney che non ha mancato di accusare Obama di non aver pensato a una riforma dell’immigrazione per difendere e proteggere i confini di ogni Stato dall’illegalità.
Allo stesso tempo Barack Obama si è schierato più volte a favore delle comunità straniere, attaccando la legge Sb-1070: «Sono molto preoccupato per l’impatto pratico di questo articolo», ha dichiarato l’attuale presidente. «Nessun americano dovrebbe mai vivere circondato da un alone di sospetto solo per il colore della propria pelle». Obama, dunque, punta ancora una volta sulle simpatie delle minoranze, una parte molto importante del suo elettorato: le sue dichiarazioni, inoltre, vanno ad aggiungersi all’intenzione dichiarata di non voler espellere dagli Stati Uniti i figli degli immigrati irregolari giunti nel Paese quando erano ancora minorenni. Sul fronte immigrazione, la battaglia elettorale tra Romney e Obama si preannuncia infuocata.
Il razzismo, piaga americana
Il vero problema che pesa sulla testa di Obama e sulla sua rielezione presidenziale, infatti, riguarda proprio il colore della pelle. Almeno secondo la scrittrice statunitense (bianca) candidata al Nobel, Joyce Carol Oates, che, intervistata dalla Stampa, afferma: «Tutte le critiche che sentiamo contro il presidente Obama nascono dal fatto che è nero. Siccome ormai non si può più attaccare pubblicamente una persona per il colore della sua pelle, cercano di screditarlo sostenendo che non è neppure nato negli Stati Uniti. Ma si tratta della stessa cosa: è solo un’arma di riserva del razzismo».
Chi pensa che le accuse della Oates siano vetuste e prive di fondamento, è costretto a ricredersi. Nel cuore degli Stati Uniti pulsa ancora, in parte, un ventricolo razzista.
Esagerato patriottismo estremista, sette segrete nell’America rurale (il folle film di Kevin Smith, «Red State», racconta esasperatamente proprio questo), mentalità retrograda e Ku-Klux-Klan: il razzismo, negli States, è ancora vivo.
Volete una prova? Ai primi di maggio, il pastore Thomas Robb ha chiamato a raccolta i cavalieri del Ku-Klux-Klan in un piccolo paesino tra l’Arkansas e il Missouri, per un incontro in cui insulti e offese a ebrei e uomini di colore si sono sprecate.
Volete un’altra prova? Segnatevi questa data: 15 settembre 2012. Per quel giorno è previsto un seminario razzista nella città di Knoxville: a dare l’annuncio, l’ex Gran Wizard del Ku-Klux-Klan e membro del partito nazista Don Black (il cognome non è ironico), sul sito razzista Stormfront. «Il secondo seminario annuale di Stormfront», si legge «si svolgerà a 45 minuti da Knoxville nell’area tutta bianca delle Smocky Mountains del Tennessee». A disposizione, rimangono solo 150 posti.
Come afferma la Oates, «il razzismo ha radici profonde» che «non si elimina in pochi anni o con un’elezione». La soluzione proposta dalla scrittrice? L’istruzione. «Spiegare le cose giuste e far conoscere la verità ha sempre un effetto catartico». La speranza di un cambiamento è nella nuova generazione... come da tanti anni a questa parte.
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