Se dovessimo sintetizzare in poche parole a che punto è arrivata la campagna elettorale per le elezioni presidenziali statunitensi, il riassunto sarebbe pressappoco questo: milioni di dollari per Mitt Romney, lacrime (di ringraziamento) per Barack Obama.
Ottima raccolta fondi per Romney
Sarebbe di conseguenza troppo facile contrapporre il cinismo da imprenditore americano fino al midollo dalla forte matrice repubblicana e pragmatica al turbine di emozioni e sentimenti che scatena l’attuale presidente Barack Obama in molti dei suoi passaggi su e giù per gli States. Tuttavia, è quello che in questo caldo weekend politico è accaduto e ha fatto notizia.
Mitt Romney, infatti, avrebbe superato Obama per il secondo mese consecutivo riguardo alla raccolta fondi, con circa 100 milioni di dollari (i numeri di Obama ancora non si conoscono), mentre il mese scorso il repubblicano aveva battuto il democratico per 77 milioni a 60 milioni.
Un’altra notizia, tendente più verso il gossip (e che quindi tendenzialmente tira di più), riguarda invece come il repubblicano abbia festeggiato il 4 luglio. Come ogni anno, di consueto, Romney ha organizzato le Olimpiadi di famiglia nella sua tenuta estiva sul lago Winnipesauke, un evento immancabile per la famiglia Romney al quale tutti i membri sono obbligati a partecipare. In cosa consiste? Durante tutta la giornata si susseguono gare sportive che comprendono varie discipline, dal tennis al basket, dal volley al kayak. Insolito, forse, per una mentalità europea, ma per quella americana, consacrata allo sport e ad alcuni dei suoi valori-base (la competizione, la forza fisica, la vittoria), potrebbe rientrare benissimo nell’immaginario collettivo, fornendo a Romney un ulteriore potenziamento per la sua immagine.
Eppure tutto questo non sembra bastare, anche perché i repubblicani più convinti (vedi Rupert Murdoch), così come i quotidiani schierati a destra (vedi Wall Street Journal), gli stanno dando addosso.
Tra le accuse che gli sono state rivolte, spicca prevalentemente quella riguardante la sua assenza di carisma, la mancanza di reazione alle manovre di Obama, un appeal più che inesistente. Romney, secondo i media conservatori, sta semplicemente prestando la faccia a un partito privo di uomini-immagine, deficitario sotto molti aspetti, statico, senza interesse. Accuse che non fanno altro che deteriorare il grande lavoro che c’è dietro la campagna di Romney e l’impressionante numero di donazioni.
Problema disoccupazione per Obama
Per una voltata di spalle al repubblicano Romney, ce n’è una anche per il democratico Obama, impegnato in un tour in Ohio e Pennsylvania: nulla di eclatante, ma proviene da quella Hollywood che lo ha sempre sostenuto, e in particolare da un attore afroamericano, Morgan Freeman, che disconosce il colore nero della pelle di Obama: «Il primo presidente nero degli Stati Uniti? Ci deve ancora essere», è la sua lapalissiana dichiarazione, che fa naturalmente molto più scalpore del suo continuo appoggio a un presidente su cui sono ricadute colpe derivanti prevalentemente da una situazione politico-economica devastante. L’appoggio c’è ancora, insomma, ma non come 4 anni fa.
Il vero problema per Obama, oggi, è il tasso di disoccupazione, fermo all’8,2%. E nonostante negli ultimi 28 mesi siano cresciuti i posti di lavoro, ciò non basta. Si è trattata, infatti, di una crescita molto lenta che raffredda qualsiasi speranza o spiraglio positivo per il futuro. Lo stesso Obama si dichiara deluso, ma da abile propagandista, cerca di virare questo delicato argomento a suo favore: «Stiamo subendo ancora le conseguenze della più grande crisi dei nostri tempi», ha dichiarato davanti alla folla in Ohio. «E già nel 2008 sapevamo che non se ne poteva uscire in una sola notte». «Il mio scopo», ha aggiunto «è quello di tornare ai livelli pre-crisi, al 2007». L’obiettivo finale è quello di «vincere una sfida di più lungo termine, ovvero costruire una middle classe più forte e dare alle prossime generazioni le stesse opportunità che abbiamo avuto noi». La sua rielezione, alla fine, lo condurrebbe a completare il lavoro iniziato 4 anni fa.
Ma sono, ancor di più di queste dichiarazioni, le lacrime a far notizia, quelle di una donna dell’Ohio, Stephanie Miller, che, piangendo, ha abbracciato forte Obama ringraziandolo per la riforma sanitaria. Dietro quelle lacrime c’è una storia che ha commosso gli States, ovvero quella di una donna che, una volta diagnosticatole un cancro al colon, ha cercato di fare di tutto per acquistare un’assicurazione sanitaria per potersi permettere le cure necessarie, lavorando fino all’ultimo dei suoi giorni. La donna che ha abbracciato Obama in lacrime, la sorella della vittima, ha dichiarato all’Huffington Post: «L’ho ringraziato per la riforma sanitaria. Il presidente ha detto che continuerà a battersi per noi e che la nostra lotta non è finita».
Una tra quelle tante storie che da qui al novembre 2012 non finiranno di riempire il lungo, fluviale romanzo di questa campagna presidenziale.
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