La riforma della sanità voluta da Barack Obama, denominata «Obamacare», è stata approvata la settimana scorsa dalla Corte Suprema americana. L’attuale presidente in carica, secondo gli ultimi sondaggi, ha 3 punti percentuali di vantaggio sullo sfidante repubblicano Mitt Romney.
Riforma della sanità: in cosa consiste
La tanto attesa riforma della sanità americana, alfine, è arrivata, ma non risulta certo priva di contraddizioni e piccole pecche.
La riforma, in breve, prevede l’obbligo per i lavoratori di avere un’assicurazione al fine di coprire le proprie spese mediche. Grazie a questa riforma, quindi, la copertura sanitaria si estende anche a tutti quei cittadini che fino a poco tempo fa ne erano privi. Nulla di nuovo sotto il sole: di questa riforma se ne parlava fin dal 2008 ed è anche su questa che Obama ha basato la propria campagna elettorale. Un sistema più democratico, una sanità per tutti. Da aggiungere anche gli sgravi fiscali e i sussidi per chi non si può permettere l’acquisto della polizza: c’è tempo fino al 2014 prima che il Patient Protection and Affordable Care Act entri in vigore in via definitiva. Qualora entro quel periodo la polizza non sia ancora stata acquistata, sarà prevista una multa sostanziosa.
Le contraddizioni della riforma
Le contraddizioni della riforma, tuttavia, sono lampanti: in realtà, nel sistema sanitario statunitense cambia poco o nulla. Il sistema attuale, infatti, si estenderebbe a tutti i cittadini statunitensi, anche a quelli che fino a poco tempo una polizza d’assicurazione sanitaria se la sognavano. Un ottimo cambiamento, ma lontano ancora anni luce dall’essere affiancato al sistema sanitario europeo. Inoltre il costo della polizza, a onor del vero, è paragonabile a una piccola tassa: ciò va a contraddire le dichiarazioni di Obama, che aveva promesso che la riforma sanitaria non avrebbe portato una nuova imposta. Formalmente, non si tratta di una tassa intesa in sé per sé, ma al’aggravio fiscale è cotale che fa pensare a un’imposta, seppure i benefici siano durevoli.
Un altro punto debole di questa riforma si vedrà probabilmente a lunga termine: gli esperti, infatti, affermano che le riforme non sono ben viste quando il bilancio pubblico risulta in deficit. La velocità con cui gli Stati Uniti cercano di riformare il welfare sarà direttamente proporzionale alla quantità delle risorse di cui dispone? La questione temporale è infatti uno dei punti su cui Romney punterà per affossare la riforma agli occhi dell’opinione pubblica: fatta in fretta e in furia, e quindi senza i dovuti ragionamenti, poco prima delle elezioni. Una mossa politica che causerà ingenti danni all’economia statunitense?
I sondaggi vedono Obama avanti
Quello della riforma sanitaria è senza alcun dubbio uno dei punti più caldi dell’intera campagna elettorale statunitense, ma Obama è ancora sopra Romney, di ben 3 punti percentuali: secondo l’ultimo sondaggio condotto da Cnn/Orc International Survey, mentre Barack Obama oggi avrebbe il 49% dei consensi, Romney risulterebbe distaccato al 46%. Più ampio il divario se si guarda all’approvazione del lavoro svolto dalla Casa Bianca in questi 4 anni (51% favorevole contro il 47% contrario), mentre abissale la differenza tra chi adora il comportamento assunto da Obama (55%) e chi lo disdegna (45%).
C’è ancora molto lavoro da fare, quindi, per lo staff di Mitt Romney, che intanto gioca un asso molto importante per accaparrarsi il favore delle comunità ebraiche, che nel 2008 elargirono molti fondi in appoggio a Obama. In estate, infatti, Romney andrà in Israele e incontrerà il premier Benjamin Netanyahu. Sull’agenda, possibile anche un incontro con il premier palestinese Salam Fayaad.
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