Elezioni USA 2012: Obama diserta la convention afroamericana, Romney si prende i fischi

Daniele Sforza

16 Luglio 2012 - 15:10

Elezioni USA 2012: Obama diserta la convention afroamericana, Romney si prende i fischi

Uno dei punti chiave sui quali si baserà l’esito delle prossime elezioni presidenziali statunitensi, è senza alcun dubbio il voto afroamericano.

La diserzione discussa di Obama

Se 4 anni fa la situazione era tutta pro-Obama (il voto degli afroamericani era pressoché scontato e generalizzato), a oggi la questione è tutt’altro che chiara, anzi: rischia di diventare una vera e propria controversia. Lo stesso Barack Obama è riuscito a lanciarsi contro un boomerang di straordinarie proporzioni, sottovalutando (e non poco) quella fetta di popolazione che lo ha sempre sostenuto.
Obama ha infatti disertato la convention annuale della più importante associazione della comunità afroamericana, la Naacp (National Association for the Advancement of Colored People), mandando al suo posto il proprio vice, Joe Biden, e comparendo soltanto in un messaggio video.
La delusione è stata palpabile a Houston, dove numerosi aspettavano il loro eroe politico: e l’applauso debole e tiepido che c’è stato durante la sua comparsa in video ne è stata una testimonianza più che chiara.
Quali sono i motivi alla base di questa diserzione? Lo staff della Casa Bianca ha annunciato che la causa principale è da addursi a un’intervista da rilasciare alla Cbs da parte di Barack e Michelle Obama, impossibile da rinviare, ma poco è importato alla folla radunatasi in Texas.
Quello che emerge maggiormente, invece, è una chiara sottovalutazione da parte di Obama della questione afroamericana, come se l’attuale presidente fosse convinto di avere il sostegno, rinnovato automaticamente, di tale comunità. Un errore che però non ci si aspetta proprio da un presidente che sta basando tutta la propria campagna elettorale su spot anti-Romney e, soprattutto, anti-Bain Capital (argomento che approfondiremo nei prossimi giorni), spendendo ben 75 milioni su 100 in questa forma di «propaganda».

Mitt Romney ha giocato bene le sue carte, nonostante i fischi

Chi si è presentato alla convention, invece, è stato Mitt Romney. La risposta della platea? Fischi, naturalmente. Un esito quasi banale e scontato, ma assolutamente previsto dallo sfidante di Obama. «Forse non avremo le stesse opinioni su tutto», ha dichiarato Romney al pubblico presente «ma se sarò eletto presidente il prossimo anno verrò qui da voi».
Ma la maggior parte dei fischi è arrivata quando Romney ha affermato che, in caso di elezione, la prima cosa che farà sarà abrogare la Obamacare, ovvero la tanto discussa riforma sanitaria. Insomma, i «buuu» non sono mancati, ma certamente la presenza del repubblicano alla convention, da molti definiti coraggiosa, è stata apprezzata, soprattutto se la si confronta con l’assenza di Obama.
Un calo di consensi dalla parte della comunità afroamericana per l’uomo (non più) nuovo di Honolulu, però, c’è stata. Dal plebiscito del 95% di 4 anni fa si è passato all’87% di oggi: nessuna tragedia, però un segnale rilevante di quanto Obama non venga più considerato esente da critiche anche dai suoi sostenitori più fedeli. Sulla testa dell’attuale presidente sorvola il fantasma dell’ipocrisia, dunque: tutto il contrario per quanto riguarda Romney, che nonostante l’impopolarità, va dritto per la sua strada affermando il suo credo e sostenendo il suo programma elettorale. E se davvero sceglierà come vice l’ex-segretario di Stato Condoleeza Rice, chissà che le cose non possano davvero cambiare in meglio per la sua popolarità. Anche «nella terra del nemico».