Il consiglio di amministrazione di ENI ha approvato ed annunciato ieri l’attesa cessione a Cdp (Cassa Depositi e Prestiti) di una partecipazione del 30% meno un’azione nel capitale votante di Snam.
Il comunicato stampa enuncia il raggiungimento di un accordo preliminare che vincola il prezzo per azione a 3,47. Il totale del conferimento corrisponde a circa 3,517 miliardi, pagabili in tre tranche. La prima tranche verrà pagata in coincidenza del closing per un importo di 1,759 miliardi di euro, la seconda per 879 milioni entro la data del 31 dicembre 2012, la terza e ultima tranche anch’essa di 879 milioni di euro entro il 31 maggio 2013.
Il closing dell’operazione potrà avvenire dopo il 15 ottobre 2012 e verosimilmente prima della fine del 2012, a condizione che l’Autorità Antitrust conceda il suo nullaosta al deal.
L’ENI, grazie a questa operazione di scorporo, ottiene grandi risorse finanziarie da destinare alla crescita nel business principale dell’Energy & Power (E&P). Il cane a sei zampe potrà in oltre deconsolidare il debito di Snam alla data di chiusura dell’operazione.
Il consiglio di amministrazione di ENI ha inoltre recepito le disposizioni contenute del Dpcm (decreto del presidente del consiglio dei ministri) che prevedono la cessione della quota residua detenuta successivamente alla cessione di Cdp, mediante procedure di vendita trasparenti e non discriminatorie rivolte al pubblico dei risparmiatori e degli investitori istituzionali.
Paolo Scaroni, amministratore delegato del gruppo, ha precisato che la politica dei dividendi è confermata e che non ci sono limiti temporali per la vendita della quota residua. Anche per questa fetta di partecipazioni sono già pervenute richieste e dimostrazioni di interesse da parte di diversi investitori. Scaroni ha inoltre espresso “ragionevole ottimismo” per l’attesa decisione dell’Autorità Antitrust, l’ad ha motivato l’affermazione evidenziando l’impossibilità da parte di Snam di attuare comportamenti discriminatori verso gli operatori.
L’operazione è alla portata e compatibile con la struttura patrimoniale, reddituale ed economica di Cdp come lo stesso ente sottolinea in una nota. Anche l’Autorità per l’energia ha già espresso parere favorevole riguardo lo scorporo della rete gas, in accordo con il Dpcm.
L’operazione, anche se preannunciata, è sicuramente positiva per il gruppo e per il titolo per diverse ragioni. La valutazione del titolo Snam per la vendita della partecipazione è in linea con le nostre aspettative e il deconsolidamento dal bilancio ENI migliorerà il passivo di 13 miliardi al closing.
Un ulteriore flusso di cassa conferente liquidità fresca arriverà nel momento in cui il management deciderà di cedere la parte restante attorno al 22%. Anche nel caso in cui la vendita al mercato della parte residuale non dovesse avvenire entro l’anno il bilancio di ENI subirà notevoli miglioramenti dovuti alla riduzione del debito, gli indicatori di profitto come l’EBIT (earnings bifore interest and taxes) ne trarranno consistenti vantaggi.
Nel complesso l’operazione di finanza straordinaria permetterà all’ENI di concentrarsi sul core business E&P, grazie ai notevoli cash flow in ingresso potrà investire maggiori capitali per assicurare sviluppo e crescita nel futuro, sia a breve che a medio e lungo termine. Per quanto riguarda Snam lo scorporo non dovrebbe comportare modifiche nel business, la società di distribuzione del gas sta già mettendo in essere gli accorgimenti necessari ad operare in maniera autonoma.
Il titolo Snam riflette le valutazioni degli analisti e sul mercato è scambiato a valori prossimi a quelli utilizzati per la cessione della partecipazione a Cdp (HOLD). L’azione ENI invece è negoziata attorno ai 15.7 molto sotto il nostro target di 20, perciò BUY.