DEXIA - Per mesi, le banche francesi si sono prestate a un’intensa attività di lobby con i regolatori perchè non venissero loro imposte, a partire dal 2015, gli standard e requisiti per i finanziamenti a lungo termine, chiamati NSFR, Net Stable Funding Ratio. Ecco che Dexia, che prestava a 30 anni senza base di depositi in Francia e finanziandosi a breve termine sui mercati, crolla in una grave crisi di liquidità, costringendo lo Stato a garantire il finanziamento ed addossare il suo core business dei prestiti agli enti locali, alla Caisse des dépôts e a La Banque Postale. E questo, poche settimane dopo che il governatore della Banque de France, Christian Noyer, ha detto con una buona dose di faccia tosta, che «le banche francesi senza eccezione alcuna sono solide e gestiscono bene il loro rifinanziamento.»
Con la caduta di Dexia, la buona notizia potrebbe essere che le banche francesi non potranno più negare l’evidenza, farsi scudo della “verità” delle élites contro i requisiti imposti dal regolamento.
Una lezione che forse hanno compreso i ministri dell’area dell’euro, che stanno attivamente preparando un piano coordinato per ricapitalizzare le banche. Se la caduta di Dexia contribuirà ad accelerare la consapevolezza in Europa, specialmente in Francia, della necessità di rafforzare e risanare il nostro sistema finanziario, disinfestandone la gestione e rafforzandone le basi, non sarà stato tutto inutile. Lo smantellamento del gruppo franco-belga potrebbe dunque rivelarsi provvidenziale, un monito che non può passare inascoltato, in questo particolare momento.