Dexia: salvato il salvabile. Ma potrebbe essere la punta di un iceberg

Nadia Fusar Poli

10 Ottobre 2011 - 15:00

Dexia: salvato il salvabile. Ma potrebbe essere la punta di un iceberg

DEXIA, BANCHE. Belgio, Francia e Lussemburgo sono scesi in campo per prestare soccorso a Dexia, la prima vittima della crisi del debito bancario in Europa, ridotta ad uno spezzatino, per garantirne la sopravvivena, in attesa di un piano di ricapitalizzazione per l’intero settore, promesso da Berlino e Parigi.

Questo, al termine di un consiglio di amministrazione, una vera maratona, a Bruxelles, nella sede di Dexia, durante il quale è stato firmato nella notte il certificato di morte del gruppo franco-belga, almeno nella sua forma attuale.
Dexia non è risucita a sopravvivere alla crisi del debito sovrano, che ha prosciugato il flusso di denaro di cui la banca aveva bisogno per continuare ad operare. La quotazione del titolo in borsa, sospesa Giovedì sulle piazze di Parigi e Bruxelles, non è ripresa.

Il Consiglio di Amministrazione ha accettato che il governo belga di prenda il controllo di oltre il 100% di Dexia Bank Belgium, controllata belga del gruppo Dexia, per 4 miliardi di euro.

Negli ultimi giorni sono stati effettuati prelievi importanti da parte dei clienti dexia, coma ha riconosciuto l’ amministratore delegato del gruppo Pierre Mariani, pur sottolineando che l’ammontare non può minimamente essere paragonato a ciò che è stato osservato nel 2008, quando la banca ha sfiorato il fallimento.

Sul versante francese, il signor Mariani ha ricevuto mandato dal Consiglio di Amministrazione, per avviare negoziati in esclusiva con la Caisse des depot (CDC) e la Banque Postale, in vista della ripresa delle attività di finanziamento degli enti locali.
Dopo la vendita della filiale lussemburghese, la BIL, promessa a un gruppo di investitori associati alla famiglia reale del Qatar, e di quella prevista della controllata turca Denizbank, il fiore all’occhiello, non rimarrà molto nel Gruppo Dexia nella sua forma attuale.

I governi di Francia, Belgio e Lussemburgo, saranno «particolarmente attenti affinchè i diritti e gli interessi dei dipendenti del Gruppo e delle sue controllate siano salvaguardati», ha affermato Matignon.
Dexia ha assicurato che i 600 dipendenti della holding Dexia SA saranno reinseriti in una delle società controllate.

Gli asset a rischio di Dexia confluiranno in una “bad bank” con garanzie statali per 90 miliardi di euro, così ripartite: 60,5% dal Belgio, il 36,5 % dalla Francia e il 3% dal Lussemburgo.
La Francia aveva a cuore che il Belgio supportasse la maggior parte di tali garanzie, al fine di proteggere il rating tripla A assegnato al Paese dalle agenzie di rating, espressione di fiducia e marchio di buona reputazione sui mercati finanziari.
Il ministro francese dell’Economia e delle Finanze, Baroin, ha escluso che altre banche francesi possano subire la stessa sorte di Dexia, che ha ribadito, è stato un «caso speciale».

Ma i timori che Dexia sia invece il primo di una lunga serie di vittime della crisi, la punta di un gigantesco iceberg, ha portato ad accelerare i preparativi per un piano coordinato di ricapitalizzazione delle banche in Europa.
Parigi e Berlino sono «determinati a fare quanto necessario per ricapitalizzare le banche». L’accordo tra Merkel e Sarkozy sembra completo. Da settimane il Fondo Monetario Internazionale (FMI) lancia appelli perchè le banche europee siano tirate fuori dai guai, rimesse in piedi in modo «urgente», stimando che il loro fabbisogno di liquidità possa arrivare fino a 200 miliardi di euro.