Dopo le accuse mosse dal Financial Times per aver nascosto circa 12 miliardi di perdite durante la crisi, è ancora scandalo. Questa volta la Deutsche Bank è accusata di grave evasione fiscale e frode nei confronti dello Stato. Venticinque i manager indagati, tra cui Juergen Fitschen, co-amministratore delegato, e Stefan Krause, capo del settore finanza. Cinque arresti e diverse le perquisizioni.
Le accuse contro la Deutsche Bank
Le accuse risalgono a delle vicende del 2009, quando Fitschen e Krause, ai vertici della Deutsche Bank, avrebbero compilato una dichiarazione fiscale fraudolenta, secondo il fisco tedesco. In particolare, le frodi fiscali riguarderebbero il mancato pagamento delle tasse sui diritti di emissione di carbonio (CO2).
Una maxi operazione, in cui sono stati coinvolti 500 ufficiali di polizia, che ha condotto a diverse perquisizioni nelle sedi di Berlino, Düsseldorf e Francoforte e ha fatto scattare cinque mandati di arresto per riciclaggio di denaro e occultamento di prove.
Lo scorso anno il tribunale di Francoforte aveva già condannato sei persone, ree di un’evasione di 230 milioni di euro per la stessa accusa. Una compravendita illegale di permessi comprati all’estero, non pagando le tasse, e rivenduti chiedendo, illegalmente, il rimborso delle stesse.
Secondo le regole dell’UE, i limiti sono fissati dalla quantità di biossido di carbonio emesso dalle aziende. Se queste inquinano meno rispetto a suddetto limite “avanzano” delle quote di CO2 e possono rivendere “crediti” di carbonio a chi inquina di più, che, viceversa, deve acquistare crediti extra dalle aziende “più verdi”.
Dal canto suo la Deutsche Bank ha dichiarato di voler “pienamente collaborare” con le autorità. Tuttavia, la bufera di scandali che l’ha investita e travolta lascerà importanti tracce.