Crisi: uscire da euro. Più facile a dirsi che a farsi

Nadia Fusar Poli

16 Novembre 2011 - 15:55

Crisi: uscire da euro. Più facile a dirsi che a farsi

CRISI, EURO - Negata, evocata a mezza voce, poi invocata come un incantesimo, l’ipotesi di un’uscita, volontaria o meno, dall’area dell’euro è questione che deve superare diversi ostacoli, sia sul piano economico che giuridico.

Se i leader europei da tempo assicuravano che l’area dell’euro non potrà mai separarsi da uno dei suoi membri, questo coro unanime di voci europee sembra essersi incrinato. Per il Presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker continuare a mantenere la Grecia in eurozona, è qualcosa che non può essere fatto a qualsiasi prezzo.

«Chiaramente, ci saranno due velocità europee: una velocità verso una maggiore integrazione nella zona euro e la velocità più confederale nell’Unione europea», ha detto la scorsa settimana il presidente francese Nicolas Sarkozy.

In ogni caso, quasi nessuno è disposto a scommettere che qualsiasi riconfigurazione dell’UE, e sotto qualsiasi forma, sarà raggiunta senza danneggiare la fiducia dell’opinione pubblica e senza provocare una fuga di capitali verso asset giudicati più sicuri.

Con l’esposizione delle banche europee ai destini della Grecia o dell’Italia, una perdita di fiducia si diffonderebbe facilmente dentro e fuori l’Europa. Questa prospettiva complica il progetto di un’Europa a più velocità.

Un altro ostacolo è la mancanza di procedure che permettono ad uno stato di lasciare l’area dell’euro. E’ stata una questione tabù. Fin dall’inizio, l’idea era che l’unione monetaria fosse eterna.

Dalla creazione dell’euro, poco è cambiato. In un documento realizzato nel 2009, la Banca centrale europea si è concentrata sulle implicazioni legali di una uscita o di una espulsione di un membro, ma senza fornire alcuna traccia circa le modalità, il come uscire.

Mentre i leader europei si appellano a qualsiasi cosa per trovare la formula magica, l’opinione prevalente tra gli analisti ed economisti è che finiranno per superare le loro divergenze, trovandosi a fare quanto è necessario per salvare l’euro, anche se questo probabilmente non accadrà che al prezzo di un maggiore coinvolgimento della Banca centrale europea.

Martedì, la banca svizzera UBS ha detto che quando si troverà con le spalle al muro, la Germania finirà per cedere e accetterà che la BCE si liberi dalle sue catene e intervenga con risoluzione