Crisi: le banche centrali entrano in gioco. Ecco cosa faranno

Nadia Fusar Poli

01/12/2011

Crisi: le banche centrali entrano in gioco. Ecco cosa faranno

CRISI, BANCHE CENTRALI. Il tentativo delle principali banche centrali di allentare le tensioni sui mercati europei del credito è stato certamente applaudito dai mercati finanziari, all’indomani dell’annuncio. Ma, in sostanza, che cosa significa azione coordinata? Cosa faranno effettivamente le banche centrali?

Le sei banche centrali dei principali paesi sviluppati (Stati Uniti, Europa, Giappone, Canada, Svizzera, Inghilterra) hanno deciso di ridurre di 50 punti base (0,5%) il costo delle operazioni di swap di euro contro il dollaro. In particolare, il prezzo pagato dalle banche europee per acquistare dollari dalla Fed attraverso la BCE sarà dimezzato. Inoltre, le banche centrali hanno deciso di prorogare fino al 1 febbraio, 2013 gli accordi di swap in valuta, in modo quasi illimitato. Al fine di evitare che una banca centrale si trovi a corto di valuta estera, soprattutto dollari.

In pratica la banca centrale americana, ovvero la Federal Reserve, ha accettato di fornire finanziamenti in dollari più convenienti alla Banca centrale europea, la quale può quindi, a sua volta, fornire prestiti in dollari a condizioni più vantaggiose alle banche europee prive di liquidi.

La partecipazione delle banche centrali di Canada, Inghilterra, Giappone e Svizzera è qualcosa di più di un semplice sforzo per dimostrare che tutti i banchieri centrali stanno lavorando insieme, in modo concertato, mossi da un preciso obiettivo: alleviare la tensione e scongiurare una stretta del credito in Europa.

Numerose banche europee fanno i prestiti in dollari, in parte perché i tassi di interesse statunitensi sono particolarmente bassi. Le banche di solito non finanziano questi prestiti nel modo in cui si potrebbe pensare, prestando i depositi dei loro clienti retail. Al contrario, i prestiti sono finanziati da prestiti a breve termine, provenienti da altre istituzioni finanziarie.

Quando le banche europee fanno un prestito in dollari o acquistano un asset nella valuta americana, in genere prestano i dollari su quello che viene chiamato il mercato internazionale wholesale. In alternativa, possono prendere in prestito nella loro valuta locale e quindi utilizzare gli swap in valuta a copertura del rischio di cambio.

Ora che l’Europa è alle prese con la crisi del debito, è diventato molto più difficile se non impossibile, per molte banche europee, prendere in prestito dollari nei mercati wholesale. Per rendere i prestiti, poi, devono rivolgersi alla Banca centrale europea. Ed in più, il costo degli swaps in valuta è aumentato, il che rende più oneroso fare prestiti in dollari su asset in euro.

Normalmente, le banche centrali concedono prestiti solo nelle loro valute nazionali. Ma in tempi di tensione a livello internazionale- la crisi del credito del 2008, per esempio- le banche centrali di tutto il mondo hanno creato linee di swap che consentono loro di prendere in prestito le une dalle altre, creando così la possibilità di fare prestiti in altre valute.

In breve, le banche europee trovavano costoso fare prestiti in dollari, cosa che ha inciso sulla loro capacità di prestare dollari e le ha incoraggiate a vendere euro. Questo ha depresso il valore della moneta comune e limitato il credito in Europa. La BCE ha dunque concordato di prendere in prestito dollari più a buon mercato dalla Fed, al fine di allentare le tensioni sul mercato.

Quindi questo è un gigantesco omaggio ai dissoluti europei di soldi da parte dei contribuenti americani?

Non proprio. In primo luogo, le banche europee sono istituti di credito importanti per il mercato statunitense aziendale. Inoltre questi sono prestiti alla BCE, istituto il cui default è praticamente impossibile. Infine, la Fed non sta prestando «i dollari dei contribuenti» a tutti. Piuttosto, sta prestando dollari di nuova creazione a tassi di interesse molto bassi.

Ciò non significa che i contribuenti degli Stati Uniti non sono comunque a rischio, naturalmente. I nuovi dollari hanno la potenzialità di innescare l’inflazione, che potrebbe tradursi in un rialzo dei tassi di interesse e tasse più alte, misure con cui il governo combatte l’inflazione. Ma nel contesto economico attuale, il rischio di inflazione è molto lieve.

L’operazione delle banche centrali ha ricordato l’intervento del 18 settembre 2008, tre giorni dopo il fallimento di Lehman Brothers. Ma, all’epoca, era stata la BCE a correre in soccorso della FED. Questa volta, tocca alla Federal Reserve spegnere l’incendio che sta divampando in Europa.

Questo annuncio è importante perché dimostra che la cooperazione internazionale è intatte e potrebbe essere il preludio ad ulteriori azioni coordinate per aiutare i paesi sovrani della zona euro. Consente inoltre di prevedere un maggiore ruolo del FMI.

Alcuni continuano ad auspicare che la BCE continui la sua sequenza, intervenendo con una nuova riduzione dei tassi di interesse la prossima settimana. Se la liquidità delle banche ha ricevuto sollievo, la questione della solvibilità degli stati della zona euro rimane infatti invariata.

L’azione coordinata delle banche centrali potrebbe rassicurare le banche sulla loro liquidità e incoraggiarle a continuare a concedere prestiti a società o ad acquistare titoli di Stato. Ma la strada per un completo ripristino della fiducia dei mercati, è ancora lunga.