Crisi: le agenzie di rating nell’arena politica

Nadia Fusar Poli

10 Dicembre 2011 - 09:59

Crisi: le agenzie di rating nell’arena politica

CRISI, AGENZIE RATING. Dopo essere stato confinate nella sfera economica, Standard & Poor’s e le sue sorelle sembrano oggi investire l’arena politica. C’è di che preoccuparsi?

Venerdì scorso, Moody’s ha declassato il rating di Credit Agricole, BNP Paribas e Societe Generale. Lunedì, è stata la volta di Standard & Poor’s, che ha posto sotto osservazione negativa (credit watch negative) i rating degli stati europei e, poche ore dopo, quelli dei maggiori istituti finanziari del continente. Le agenzie di rating stanno dicendo all’Europa che non c’è più tempo da perdere: l’euro è in pericolo. Bisogna agire!

Tuttavia, guardando più da vicino il comunicato di S&P, un aspetto cattura l’attenzione: ancora una volta, l’agenzia è andata oltre quella che è la sua missione di analisi finanziaria. Nel giudicare la politica degli Stati interessati, ha superato il suo mandato. La critica solitamente rivolta alle agenzie, è che (involontariamente) fanno precipitare gli Stati in un circolo vizioso: il downgrade dei rating innesca un aumento dei tassi di interesse, che, in modo automatico, accresce il carico del debito. Si tratta di un fenomeno detto delle aspettative autorealizzanti (self-fulfilling expectations. In parole molte semplici, ci si aspetta che qualche cosa capiti, si agisce di conseguenza e, infine, l’evento atteso si concretizza nella realtà). Nell’attuale contesto di crisi, le agenzie di rating giocano un ruolo importante in quanto influenzano e condizionano, aggravando il peso del debito.

Negli ultimi mesi sembra che si sia passati ad una nuova fase, quella dell’interventismo politico delle agenzie. Il 5 agosto S&P aveva già reso noto che la sua decisione di delcassare il rating degli Stati Uniti insisteva sul «rischio politico» esistente, aumentando i timori circa l’inadeguatezza e la carenza delle misure contro il deficit di bilancio. Il governo americano ha dimostrato che l’agenzia aveva commesso un errore di stima di circa 2mila miliardi di dollari. Tuttavia, lo spostamento verso una certa discrezionalità politica - necessariamente soggettiva – era di fatto avvenuto.

Difficile credere che il comunicato di S&P rilasciato Lunedì sia giunto in un momento casuale, proprio pochi giorni prima del vertice di Bruxelles. Le spiegazioni dell’agenzia sul summit, descritto come l’ «opportunità» che potrebbe portare a «una risposta credibile alla crisi», dimostrano che l’ "operazione” non è stata affatto un caso: al contrario, è stato (ed è) un tentativo di influenzare le politiche perseguite fino ad oggi.

Fino a che punto (e in quale misura) le agenzie continueranno a interferire nella politica? Standard & Poor’s non lo ha fatto solo rispetto all’agenda europea. L’agenzia ha infatti avanzato proposte di riforma e lanciato un “velato” appello alla BCE, perché agisca con un intervento massiccio per contrastare la crisi. Quindi, non contente di aver contribuito ad alimentare l’incendio dei subprimes – assegnando giudizi “fantasiosi” - e di avere confermato il rating AAA di Lehman Brothers due giorni prima del suo fallimento, le agenzie oggi, si mettono anche a dare consigli ai governanti ...

Avventurandosi sul terreno della politica, non sembrano rendersi conto che si trovano di fronte ad una contraddizione. Delle due cose una è vera: o il potere politico può influenzare l’attività economica, e le agenzie di rating agiscono sulla base di previsioni errate. O, al contrario, la politica non ha alcun reale potere economico, passato, quest’ultimo, nelle mani dei mercati. E quale sarebbe, in questo caso, l’interesse della agenzie di rating, che integrano i parametri della politica nelle loro valutazioni?