Nonostante i tentativi e gli sforzi, l’Europa ha sempre maggiori difficoltà a riprendere la corsa alla crescita. E, mentre si professa la necessità di maggiore unione ed integrazione, qualsiasi decisione presa sembra allontanare sempre di più la possibilità di un’unione concreta e stabile, minacciando l’eventualità della disintegrazione della moneta unica.
Di giorno in giorno aumentano i segnali che l’unione economica e monetaria dell’Europa si stia frammentando e, a quanto pare, la classe politica non riesce a frenare questa corsa distruttiva.
Il 29 giugno i leader riuniti al vertice di Bruxelles hanno raggiunto un accordo riguardo alla necessità di istituire un organo supervisore per le banche delle 17 nazioni a moneta unica, rappresentato dalla BCE.
Questa proposta segna un nuovo passo verso il raggiungimento dell’unione bancaria Europea che potrebbe anche prevedere un fondo di garanzia dei depositi ed uno per la risoluzione delle banche, tutto per evitare il crollo delle spese o la corsa agli sportelli.
I leader si sono detti d’accordo ad un fondo per il bailout perenne, 500 miliardi di euro per l’ESM, European Stability Mechanism, che avrebbe la possibilità di iniettare capitale direttamente nelle banche secondo le modalità previste dall’organo supervisore.
Ma, forse, questi rimedi sono giunti troppo tardi
La fuga dei capitali via dalla Spagna è già cominciato e non è chiaro in che modo queste iniezioni dai fondi possano far ritrovare la fiducia degli investitori.
Alcune banche si stanno riorganizzando, in maniera più o meno volontaria, a livello nazionale. La faglia che divide il nord dal sud della moneta unica si fa sempre più evidente.
Un muro finanziario invisibile spacca in due l’Europa, somigliando alla Cortina di Ferro che una volta divideva l’Europa dell’est da quella dell’ovest.
È preoccupante il gap dei tassi di interesse tra i paesi del nord come Germania e Olanda, e quelli del sud come Spagna o Italia, in cui i titoli di stato sono risaliti a livelli stratosferici.
Più va avanti questa situazione, che ingigantisce sempre di più le distanze tra nord e sud, e meno ci sarà la possibilità di una ripresa della zona debole d’Europa.
Con un tasso di disoccupazione sempre più alto e la soglia della povertà sempre più concreta sembra che la situazione si diriga verso un punto di non ritorno.
Irreversibilità dell’Euro
Fintanto che l’unione monetaria sarà permanente ed irreversibile, lo spostamento di capitali non dovrebbe essere un problema, eppure gli investitori sembrano preferire alcune mete piuttosto che altre.
Ad esempio la Germania è considerata «sicura», mentre al contrario paesi come la Grecia a rischio uscita dall’euro vengono buttati sempre più giù verso il fondo.
La determinazione politica di rendere irreversibile il processo Euro creerà ulteri motivi di divisione tra i leader dell’euro prima che si giunga ad una effettiva unione bancaria e l’idea di un organo supervisore non piace poi a tutti.
Tuttavia, al momento le forze distruttive che albergano all’interno del sistema Euro sembrano essere molto più forti di quelle che spingono verso l’integrazione.
Fonte: CNBC