Crisi: l’Euro si salverà?Aspettando il gran finale

Nadia Fusar Poli

2 Dicembre 2011 - 15:17

Crisi: l’Euro si salverà?Aspettando il gran finale

CRISI, EURO. Dal caos, si dice, nasce un mondo nuovo, una nuova vita, in cui tutti i problemi sono stati risolti. La teoria potrebbe funzionare in alcuni settori, ma, probabilmente, non si addice alla situazione della zona euro. No, non sembra possa proprio funzionare.

Il Commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn, ha riassunto al Parlamento europeo, e in modo piuttosto schietto, la questione di Eurolandia: o si accetta una maggiore integrazione o si rischia il collasso e la rottura. Anche se è un modo per alzare la posta in gioco, e alimentare ulteriori aspettative, prima del vertice dell’8 e 9 dicembre, considerato cruciale, questa affermazione dà un’idea abbastanza precisa della battaglia che si sta compiendo oggi sul futuro della zona euro, ma anche sul futuro dell’Unione europea come area economica e finanziaria.

Forse è bene non farsi illusioni: dal caos difficilmente emergerà una Europa ideale, dove tutti potranno tornare con entusiasmo alle vecchie e rimpiante valute nazionali e in cui ci si abbandonerà al fascino delle svalutazioni competitive. Per l’Unione europea e per l’area dell’euro, il caos non può essere un’opzione. Quali sono allora le altre? Un’Europa tedesca, sostengono indignati i detrattori di Angela Merkel ...

In tal caso, la garanzia sarebbe che in futuro, i principi dell’ortodossia finanziaria saranno rigorosamente applicati attraverso un patto di stabilità. Come i tedeschi intendono raggiungere questo obiettivo? Con una modifica del Trattato di Lisbona, come proposto da Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze di Angela Merkel, con cui si autorizzerebbe che si portino dinanzi alla Corte europea di giustizia paesi che violano ripetutamente (la precisione non è neutrale) le regole del patto di stabilità.

I tedeschi vorrebbero anche che i paesi «colpevoli» siano posti sotto tutela, a condizioni al momento ignote, ma sotto l’autorità di un nuovo commissario europe, che sarebbe responsabile del mantenimento della stabilità monetaria. I paesi membri della zona euro dovrebbero rinunciare a parte della loro sovranità, una decisione «strutturale» in quanto le politiche fiscali sono legate a un progetto politico e quindi appartengono alle scelte degli elettori in ogni paese.

Questo approccio proposto dalla Germania può trovare consenso? Oggi no. La Francia difende un approccio diverso, quello della solidarietà e della condivisione dei rischi: disciplina e solidarietà, questi sono i termini del dibattito che non dovrebbe peraltro ridursi a un’opposizione franco-tedesca. In ogni caso, la domanda dovrà trovare risposta nel giro di dieci giorni. Il risultato è ovviamente incerto.

Una sorta di «terza via» sembra prendere forma, e vedrebbe il Fondo monetario internazionale al centro del gioco Poiché la BCE non può prestare agli stati, punto su cui la Germania non transige e non sembra intenzionata a scendere a compromessi, i ministri delle finanze della zona euro, riunitisi in settimana a Bruxelles, hanno suggerito che i paesi della regione aumentino i loro contributi al Fondo monetario internazionale in modo che possa agire come prestatore di ultima istanza.

Per ora, non esistono cifre e dati. L’operazione potrebbe tradursi in un aumento dei prestiti bilaterali accordati dai paesi membri della zona euro. Di quanto? Le risorse disponibili del Fondo monetario internazionale sono pari a 390 miliardi dollari (circa 290 miliardi di euro), che è ben lungi dai 1.000 o 1.500 miliardi che dovrebbero essere mobilitati in caso di aggravamento della situazione finanziaria in Italia o in Spagna. Un altro motivo di ottimismo: l’ EFSF non sembra essere morto. I ministri della zona euro sembrano credere ancora nelle potenzialità dl Fondo di salvataggio , anche se la sua potenza di fuoco probabilmente non raggiungerà mai i 1.000 miliardi di euro, secondo quanto è stato detto a Bruxelles.

Intanto, sempre più insistentemente, si parla di una governance rafforzata, basata su procedure accettabili per il controllo della politica fiscale, un miglioramento del concetto di sanzioni automatiche, un ruolo più importante del FMI che preserverebbe lo status della BCE, un EFSF reso operativo...
L’area euro si salverà? L’andamento e i progressi osservati in questi giorni sono ancora deboli. L’appuntamento è però il 9 dicembre per il gran finale.