Crisi: euro rischia di morire. Si corre ai ripari con piani di emergenza

Nadia Fusar Poli

30 Novembre 2011 - 15:18

Crisi: euro rischia di morire. Si corre ai ripari con piani di emergenza

CRISI, EURO. Le società internazionali stanno preparando piani di emergenza per un possibile crollo della zona euro, ed una sua drammatica rottura e dolorosa fine.

Preoccupati che i leader politici europei non riescano a controllare la diffusione della crisi del debito sovrano, i dirigenti aziendali affermano di sentirsi obbligati a proteggere le loro aziende nei confronti di un collasso che non può più essere ignorato. Quando il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno sollevato la prospettiva di una uscita della grecia dalla zona euro all’inizio di questo mese, è stato infranto un tabù: per la prima volta alti funzionari europei avevano osato mettere in discussione il loro stesso «esperimento», quello di unione monetaria.

Certamente se dei paesi uscissero dall’euro, si avrebbe una massiccia svalutazione e certi «brand» importanti diverrebbero molto costosi.
Le preoccupazioni dei dirigenti stanno emergendo mentre i ministri delle finanze della zona euro valutano opzioni sempre più radicali per affrontare la crisi del debito sovrano, compresa la possibilità che, attraverso il Fondo Monetario Internazionale, la Banca centrale europea (BCE) possa fornire prestiti ai paesi in difficoltà.

I produttori di automobili, i gruppi energetici, le imprese di beni di consumo e le altre multinazionali stanno si stanno cautelando al fine di minimizzare i rischi, piazzando riserve in contanti in investimenti sicuri e controllando le spese non essenziali. Siemens ha persino istituito una propria banca con l’obiettivo di depositare i fondi presso la Banca centrale europea.

Un intervento urgente è stato a lungo il mantra degli investitori nel corso della crisi nella zona euro. Ma per alcuni, i politici sono sembrati più interessati a temporeggiare, piuttosto che ad affrontare la questione.

I prossimi dieci giorni sono ritenuti cruciali da molti investitori: tra meeting, incontri diplomatici, voti parlamentari e aste, potrebbe
essere realmente in gioco la salvezza dell’euro. Il culmine sarà raggiunto in occasione del vertice a Bruxelles dell’8-9 dicembre, quando i leader europei potrebbero concordare la evisione dei trattati dell’Unione europea, compiendo un salto storico verso l’integrazione economica e politica del blocco.

Concreti passi compiuti nella direzione di una unione fiscale potrebbero fornire rassicurazione alla Banca centrale europea, incentivandola ad intervenire più massicciamente nei mercati obbligazionari della zona euro.

Cresce il senso di disperazione sui mercati finanziari mentre il rischio di potenziali passi falsi incombe costantemente. Si continua anche a discutere sui modi per garantire liquidità alle banche d’Europa, sempre più affamate di credito.

Alcune aziende si stanno rivolgendo ad esperti per conoscere le ripercussioni legali di una eventuale divisione della zona euro sui contratti commerciali transfrontalieri e sui contratti di finanziamento.

E’ ancora difficile pensare l’impensabile, per non parlare della elaborazione di piani dettagliati, ma qualsiasi «attore» razionale deve considerare ogni eventualità.

Per alcune aziende, principalmente esportatrici che appartengono a gruppi mondiali, l’impatto potrebbe essere meno preoccupante.
Alcuni dirigenti francesi, italiani e spagnoli affermano di aver predisposto piani per far fronte a gravi turbolenze finanziarie ed economiche, ma non specificatamente ad un crollo dell’euro. Il rischio, ai loro occhi, è che la stabilità della regione potrebbe essere esposta ad una minaccia persino maggiore, se si rendesse noto che le aziende si stanno preparando al peggio.

Fonte: FT.com