Crisi del debito: venti anni dalla creazione dell’euro. Nulla di fatto?

Nadia Fusar Poli

23/11/2011

Crisi del debito: venti anni dalla creazione dell’euro. Nulla di fatto?

CRISI, EURO. Il deteriorarsi delle condizioni del debito dei paesi della zona euro, rimandano alla situazione che esisteva prima della creazione dell’euro, quando ogni paese aveva la propria valuta nazionale.

Gli enormi differenziali nei tassi osservati tra i paesi della zona euro non solo riconducono allo scenario precedente la creazione effettiva della moneta unica nel 1999, ma anche ai primi anni 1990, prima del periodo di convergenza dei tassi di interesse in vista del lancio della moneta unica.

Il fatto che gli spread dei titoli di Stato a dieci anni sia di circa 1,55 punti percentuali (155 punti base) tra Francia e Germania, o che Italia e Spagna prendano in prestito a circa il 6,5%, ci fanno fare un salto nel passato, indietro di venti anni. Tali livelli di spread tra i paesi della zona euro, ci riportano ad una situazione paragonabile a quella che abbiamo conosciuto prima del Trattato di Maastricht del 10 dicembre 1991, quando ogni paese dell’Unione aveva una propria moneta nazionale.

Questo fallimento dell’euro rifeltte la mancanza di una politica comune, economica, fiscale e di bilancio. Una mancanza di coesione che ha portato ad eccessi incredibili delle finanze pubbliche nella maggior parte dei paesi dell’UE.

Le proposte avanzate dala Commissione europea - Maggiore sorveglianza sui Paesi membri eD eurobond - , direttamente ispirate dalla Germania, dovrebbero permettere di ritrovare una maggiore unità in seno alla zona euro. Tali proposte, che condurranno all’assunzione di decisioni in occasione del prossimo vertice del 9 dicembre, hanno un obiettivo chiaro: rafforzare i poteri della Commissione, che vuole vistare le leggi finanziarie degli Stati membri prima del voto da parte dei parlamenti nazionali.

Esattamente quello che avrebbe dovuto essere attuato nel 1991 durante la negoziazione del Trattato di Maastricht. Un pasticcio enorme!

fonte: lefigaro.fr