Crisi debito: recessione. Rischio sempre più reale?

Nadia Fusar Poli

15/11/2011

Crisi debito: recessione. Rischio sempre più reale?

CRISI DEBITO, RECESSIONE. L’economia della zona euro è cresciuta di un timido 0,2% nel terzo trimestre, sostenuta da Francia e Germania. Sono ormai molti gli economisti che ritengono si stia profilando una recessione, minaccia che ravviva le tensioni sui mercati obbligazionari.

Rispetto al terzo trimestre 2010, il prodotto interno lordo (PIL) dei 17 paesi che utilizzano l’euro è aumentato dell’ 1,4%, trainato in particolare da una produzione industriale sorprendentemente forte nel mese di agosto. Questi dati sono coerenti con le aspettative degli economisti interpellati da Reuters.

Germania e Francia hanno giocato il loro ruolo di locomotiva, rispettivamente con lo 0,5% e lo 0,4% di crescita del PIL, numeri che riflettono una buona tenuta dei consumi da parte delle famiglie e degli investimenti delle imprese, nel periodo che va da luglio a settembre.

Ma la crisi del debito potrebbe rallentare entrambi i motori, minando la fiducia di imprese e consumatori in tutta l’area dell’euro. Il fatto che l’economia reale sia comunque riuscita a giocare bene le proprie carte, nel contesto della crescente crisi del debito, può rappresentare un motivo di sollievo, ma, quando si cerca in profondità, le cose non sono così rosee.

Da Nord a Sud d’Europa, la situazione è la stessa, quella di un’economia che ora gira al minimo, quando, addirittura, non si contrae. Se la contrazione del PIL greco (-5,2% su base annua) è stata ampiamente prevista, quella dei Paesi Bassi (-0,3% nel terzo trimestre) è una spiacevole sorpresa, come il declino dello 0,1% accusato dalla Francia nel secondo trimestre, secondo i dati rivisti dall’ INSEE.

Segno del crescente nervosismo degli investitori circa la diffusione della crisi del debito nell’area dell’euro, gli spread di rendimento tra i titoli francesi, belgi e austriaci, rispetto al Bund tedesco, che hanno raggiunto livelli senza precedenti dalla creazione dell’euro. Il costo contro il rischio di insolvenza sui titoli francesi, italiani, spagnoli e belgi ha raggiunto un nuovo record Martedì, a causa dei timori degli investitori.

In Italia, i rendimenti dei Btp a dieci anni si sono pericolosamente avvicinati alla soglia del 7%, un livello considerato non sostenibile nel lungo periodo. Il differenziale (spread) di rendimento dei Btp rispetto ai Bund è balzato oltre i 500 punti base, o 5 punti percentuali, con un picco a 518 punti. L’effetto Monti e le speranze che il cambiamento aveva sollevato, sembrano essere già svanite.

Per quanto riguarda il Tesoro spagnolo, oggi sono stati collocati sul mercato 3,2 miliardi di euro, a tassi mai visti dal 1997. Il rendimento del bond spagnolo a 12 mesi è schizzato al 5,022% contro il 3,608% della precedente asta, nel mese di settembre. Il differenziale di rendimento tra il bond decennale spagnolo e il bund tedesco a 10 anni ha mostrato un incremento a 457 punti base, nuovo record dall’introduzione dell’euro.

Un mix tossico di inflazione, rallentamento delle esportazioni e aumento della disoccupazione si sta ormai traducendo, per molti economisti, in una reale minaccia di recessione per l’Europa.
La domanda se effettivamente il Vecchio continente stia precipitando in una fase di recessione (due trimestri consecutivi di contrazione dell’attività economica) non può ancora essere formalmente posta, ma è sulla bocca di tutti.

Lo stesso presidente della Banca centrale europea (BCE) Mario Draghi, da due settimane alla testa dell’istituto monetario europeo, aveva previsto una «lieve recessione». Le prospettive di deterioramento nell’ eurozona potrebbero anche forzare la BCE ad azionare di nuovo la leva dei tassi, dopo il taglio a sorpresa di un quarto di punto annunciato all’inizio di questo mese.
Riflesso del diffondersi dei timori per l’economia reale, l’indice ZEW, che misura il sentiment degli analisti e degli investitori tedeschi: nel mese di novembre, ancora una volta, e per il nono mese consecutivo, ha registrato un declino.