Crisi debito: allarme per le banche. Rischio default

Nadia Fusar Poli

29/11/2011

Crisi debito: allarme per le banche. Rischio default

CRISI DEBITO, BANCHE. Il peggioramento della crisi del debito sovrano si ripercuote sulle banche europee in cui si verifica una crescente difficoltà nella raccolta di fondi.

Le statistiche mostrano ogni giorno un po’ più chiaramente il crescente problema del finanziamento cui le banche dell’area euro devono far fronte. Il fenomeno non è limitato a istituti dei paesi periferici, ma ha ormai intaccato il cuore dell’Europa, riflettendo il legame sempre più stretto tra la crisi del debito dello stato e la situazione del sistema bancario.

Fino ad oggi, nel corso dell’anno 2011, le banche europee hanno dovuto rimborsare 888 miliardi di dollari ai creditori, ma non hanno potuto che prendere in prestito 744 miliardi di dollari nello stesso periodo. I dati rilasciati dalla società di Dealogic, rivelano gap di quasi 150 miliardi di dollari, che maschera una serie di fenomeni. Da un lato, le banche che possono accumulare «denaro contante». Dall’altro, quelle, e sono le più numerosi, che sono strutturalmente dei mutuatari e devono trovare il modo per colmare il divario tra ciò di cui hanno bisogno e ciò che possono prestare per evitare la crisi di liquidità, cioè, il default di pagamento.

La prima soluzione è la Banca centrale europea. Ad essa hanno fatto massiccio ricorso le istituzioni greche, irlandesi e portoghesi. Le banche spagnole hanno preso in prestito 86,2 miliardi di euro presso la BCE alla fine del mese di ottobre (7 miliardi in più rispetto a fine settembre). Le banche francesi hanno superato i 100 miliardi di euro di prestiti alla BCE, contro gli 86 miliardi del mese precedente.

La seconda soluzione per le istituzioni consiste nel ridurre il loro fabbisogno di finanziamento: contraggono i loro bilanci, vale a dire sia i fondi che forniscono ai loro clienti sia le posizioni di cui sono titolari sui mercati. Un movimento di massa chiamato «deleveraging» - stimato dagli esperti in diverse migliaia di miliardi nel giro di due o tre anni.

La preoccupazione, però, continua a crescere. Secondo Dealogic, ammonta a 720 miliardi dollari la somma di prestiti che le banche europee dovranno
rimborsare. I potenziali finanziatori sono preoccupati per la sicurezza dei loro investimenti, sia in debiti bancari che in debiti sovrani. Progetti che prevedono di coinvolgere i creditori privati in qualsiasi salvataggio futuro delle banche, vengono regolarmente evocati. Ed ora, gli scenari cupi di smembramento ell’euro, trasformano l’estrema cautela, quasi scetticismo, degli investitori in immobilismo.

In questo contesto potenzialmente esplosivo,dovrebbero emergere diverse soluzioni di natura pubblica. Il comitato esecutivo della BCE contribuirebbe con l’apertura di crediti a 2 o 3 anni per le banche, al fine di allentare in modo significativo il vincolo che grava su di loro. Per quanto riguarda gli stati europei, essi hanno intenzione di riattivare, se necessarie, garanzie di finanziamento pubblico come quelle recentemente concesse a Dexia da Belgio e Francia.

La crisi di liquidità in Europa non è un fenomeno esclusivo delle banche. Anche le società non finanziarie, comprese le più solide, stanno cominciando a vedere aumentare i loro costi di finanziamento sui mercati. E molte di loro - Carrefour, Alstom, APRR - stanno negoziando con le loro banche per rinnovare i contratti di finanziamento con largo anticipo rispetto alle scadenze, al fine di garantire la massima posizione finanziaria in previsione di mesi che si annunciano particolarmente difficili.