Crisi: UE al G20. Sostegno e azione congiunta

Nadia Fusar Poli

31/10/2011

Crisi: UE al G20. Sostegno e azione congiunta

UE, G20 - Il vertice del G20, Giovedì e Venerdì a Cannes, sarà il terzo in meno di due settimane per gli europei, determinati a ottenere l’appoggio dei paesi industrializzati ed emergenti per far fronte alla crisi del debito, ma anche ansiosi di non apparire in posizione di debolezza.

I due incontri del 23 e 26 ottobre a Bruxelles hanno permesso ai leader della zona euro di giungere ad un accordo, messo nero su bianco, circa le misure necessarie per risolvere la crisi del debito, ma i dettagli devono ancora essere specificati.

I mercati hanno reagito positivamente all’annuncio di Giovedì di un nuovo piano per aiutare la Grecia, del valore complessivo di 230 miliardi di euro -di cui 100 milioni sotto forma di “cancellazione” della quota detenuta dalle banche - e la moltiplicazione della forza d’urto del Fondo di salvataggio della zona euro, l’EFSF, portato a 1.000 miliardi di dollari.

Ma l’euforia è rapidamente scemata: Venerdì il costo di finanziamento dell’enorme debito dell’Italia è tornato a crescere e i mercati azionari mondiali hanno chiuso in territorio negativo.

Gli europei sono pressati dai loro partner perché il processo di risoluzione della crisi del debito sia accelerato: il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha insistito perché la strategia europea sia implementata con successo.

I Presidenti dell’Unione europea, Herman Van Rompuy, e della Commissione europea Jose Manuel Barroso, hanno, dal canto loro, inviato una lettera ai loro partner del G20, sottolineando la necessità di un’azione congiunta e invitando tutti a mettere ordine in casa propria. «Il fatto che noi europei dobbiamo adempiere il nostro compito non è sufficiente a garantire una ripresa globale e una crescita equilibrata», hanno scritto, giudicando «necessario che tutti i partner del G20 agiscano congiuntamente».

«Non siamo gli unici ad avere problemi», ha detto un funzionario europeo rimasto nell’anonimato. «Anche gli altri devono agire», ha aggiunto, riferendosi al debito degli Stati Uniti che ammonta a 14.700 miliardi (€ 10.377 miliardi di euro) e ai reiterati appelli perché la Cina stimoli la sua domanda interna, apra i mercati e lasci apprezzare la sua valuta.

Ma il fatto di contare su un intervento della Cina e di altri paesi emergenti come la Russia e il Brasile, che si tradurrebbe nell’acquisto di debito dei paesi europei in difficoltà, ha fatto storcere qualche naso. Iln molti lamentano il rischio di una “dipendenza de facto” nei confronti dei paesi extra-europei , che rifletterebbe, altresì, una ammissione di debolezza.

La Cina potrebbe essere disposta ad apportare tra i 50 e i 100 miliardi di dollari per finanziare l’ EFSF o un fondo attivato sotto la sua guida, in collaborazione con il FMI, ha detto Venerdì il Financial Times citando una fonte vicina al governo cinese.
Ma il vice ministro delle Finanze cinese Zhu, che ha incontrato Venerdì a Pechino il direttore dell’ EFSF, Klaus Regling, è rimasto cauto. I dettagli non si sapranno fino alla fine di novembre.