CRISI. Gli Stati Uniti, per bocca del Segretario al Tesoro Tim Geithner prima, ed ora con Barack Obama, che si è a lungo intrattenuto con Angela Merkel e Nicolas Sarkzoy questa settimana, sono molto pressanti. Vogliono che l’Europa raggiunga un accordo al più presto.
Senza insistere sulla sfacciataggine con cui gli Stati Uniti si sono permessi di impartire la loro lezione all’Europa, sul modo in cui gestire le crisi e ristabilire i grandi equilibri, fiscale e di bilancio ... La faccenda merita comunque attenzione.
Gli Stati Uniti hanno ragione a voler spingere l’Europa, esercitando un pressing notevole, perchè risolva in fretta la sua crisi? La risposta sembra ovvia: sì, certo! La crisi del debito europeo provoca un rallentamento economico europeo che si propaga ovunque, in tutto il mondo, e la crisi del debito europeo rischia, per un effetto domino, di causare una crisi del debito negli Stati Uniti ... Questo sembra ovvio, eppure ... Immaginiamo che l’Europa, dopo la maratona le cui cui principali tappe sono il vertice del 23 ottobre, il ripescaggio del 26 ottobre e la grande finale del G20, il 3 e il 4 novembre, giunga a un accordo credibile. Un accordo vero e proprio.
Nessun un accrodo di rabberciamento, già obsoleto prima ancora che venga annunciato, come quello del 21 luglio, di cui la Francia fu l’ispiratrice, ma un accordo solido. Che sappia convincere i mercati. Un accordo con tutti gli ingredienti necessari: la riduzione del debito greco del 50%, «stress test» realistici sotto il controllo tedesco, ricapitalizzazione delle banche e, infine, un aumento della potenza di fuoco del Fondo di stabilità finanziaria europeo, a 1.000 miliardi per esempio. Questo accordo potrebbe permettere all’Europa di respirare per un paio di settimane, sopravvivere qualche mese. Ma non di più, probabilmente.
Immaginiamo che l’Europa sparisca, momentaneamente, dai «radar» dei mercati. Il mercato, che detesta il vuoto, si concentrerebbe immediatamente su un’altra area sensibile. Uno dei più grandi mercati del mondo, a volte sopravvalutato e facilmente attaccabilie: il mercato obbligazionario americano, naturalmente. Nonostante il deterioramento del rating americano, nonostante il disastroso deficit e il debito abissale degli Stati Uniti, i tassi di interesse USA sono a livelli storicamente bassi. Troppo bassi. Grazie ... alla crisi europea! Che spinge gli investitori internazionali verso beni-attività meno rischiosi. Se la crisi europea fosse temporanea, e anche solo parzialmente risolta, porti sicuri come i titoli di Stato degli Stati Uniti sarebbero meno popolari e il mercato cercherà di aggrapparsi al prossimo anello debole.
Gli Stati Uniti si trovano in un vicolo cieco. La crisi europea pesa certamente sulla crescita degli Stati Uniti, ma l’impatto è molto marginale.
La crisi europea permette agli Stati Uniti di rifinanziare il loro debito a tassi aberranti. E’ sicuramente paradossale, ma è probabile che una soluzione europea alla crisi, anche temporanea, avrebbe un effetto negativo sul ventre molle dei mercato americani, il mercato dei titoli di Stato ... Obama e Geithner dovrebbero pensarci e forse smettere di esercitare pressioni sull’Europa. La nostra crisi serve agli USA. Provoca un diversivo.