Crisi Euro: i piani segreti di Londra

Nadia Fusar Poli

25/11/2011

Crisi Euro: i piani segreti di Londra

CRISI EURO. Le autorità britanniche stanno facendo apertamente riferimento a dei «piani» per affrontare uno smantellamento della zona euro, chiedendo alle banche di organizzarsi, ma le misure previste restano, a in questa fase, ancora poco chiare.

Un funzionario del Financial Services Authority (FSA), il supervisore dei mercato britannico, ha rilanciato la speculazione Giovedì, affermando che le banche del paese erano state allertate, esortate a prepararsi ad affrontare tutti gli scenari possibili, compresi i «peggiori».

«Non possiamo ignorare la possibilità di una uscita disordinata di alcuni paesi della zona euro», ha detto Andrew Bailey in una conferenza a Londra.

Il ministro delle Finanze George Osborne era stato il primo ad affermare, ai primi di novembre, che Londra stava preparando dei piani, in caso di collasso della moneta unica.

«Qui, fuori dall’euro, dobbiamo prepararci ad ogni evenienza ed è esattamente quello che stiamo facendo» aveva aggiunto in seguito il primo ministro David Cameron, senza fornire il minimo dettaglio.

Una crisi totale che conduca alla morte dell’euro è considerata con una lieve nota di «godimento» da certa stampa largamente euroscettica. E’, al contrario, temuta dalle comunità economiche, preoccupate dell’impatto potenzialmente devastante sul Regno Unito, che realizza oltre il 40% dei suoi scambi e traffici commerciali proprio con i suoi vicini.

Per quanto riguarda il settore finanziario, le banche hanno notevolmente ridotto la loro esposizione ai paesi periferici della zona euro, Grecia e Portogallo in testa, come dimostrano i recenti risultati trimestrali.

Ma il grado di preoccupazione è cresciuto in modo esponenziale quando l’Italia si è trovata, a sua volta, nel mirino dei mercati: secondo le stime della stampa, le quattro banche principali nel Regno Unito detengono ancora circa £ 40000000000 (46 miliardi di euro) di debito italiano. L’onda d’urto del fallimento dello Stato italiano raggiungerebbe rapidamente il Regno Unito, e lo schianto sarebbe tragico.

Oltre a liberarsi di questi assets tossici, divenuti troppo rischiosi, le banche dovrebbero essere incoraggiate a formare un «cuscinetto» di capitali supplementari, mediante una revisione al ribasso di bonus e dividendi.

Al di là di queste misure relativamente tradizionali e attese, il «piano di protezione» di Londra rimane un mistero.

«A questo punto, è difficile sapere quali provvedimenti siano previsti», riconosce Michael Hewson, analista presso CMC Markets. Tanto più che nessuno, secondo lui, ha una chiara idea di come l’area dell’euro potrebbe ridursi o scomparire. «E ’come cercare di disfare una frittata», ha aggiunto.

Per il suo collega Philip Shaw, della Investec, la vaghezza del governo potrebbe rapidamente diventare controproducente: senza «istruzioni chiare» alle banche, «il pericolo è che esse rispondano accumulando liquidità e capitale, cosa che peggiorerebbe la situazione» in un momento in cui il mercato interbancario è sul punto di soffocare e collassare.

«Le banche del Regno Unito sono ben capitalizzate e possono far fronte a scenari difficili, incluso il debito sovrano» si è affrettata a sottolineare la federazione delle banche inglesi, la BBA, senza essere più esplicita.

Per qualcuno è invece prematura parlare di morte dell’ euro. Questa è esattamente l’opinione del Governo, che continua a chiedere ai leader europei di trovare una soluzione rapida alla crisi, nella speranza che i piani segreti elaborati per far fronte al peggiore degli scenari, possano rimanere nei cassetti.