Crisi: EFSF non basta. Zona euro guarda a FMI

Nadia Fusar Poli

30/11/2011

Crisi: EFSF non basta. Zona euro guarda a FMI

CRISI, EFSF, FMI - Il Fondo europeo di stabilità finanziaria non basta.
La zona euro ha deciso di rivolgersi di nuovo al Fondo monetario internazionale, per l’aiuto necessario ad arginare la crisi del debito. L’EFSF da solo, non può farvi fronte, poiché è dotato di una potenza di fuoco inferiore alle aspettative.

La forza d’urto del fondo,«probabilmente» non raggiungerà l’importo di 1.000 miliardi di euro inizialmente previsto a fine ottobre, ha riconosciuto Jean-Claude Juncker, il leader dei ministri delle Finanze della zona euro , dopo un incontro a Bruxelles.

Le condizioni sui mercati finanziari sono mutate, ha sostenuto Juncker, investiti da una crescente ondata di sfiducia verso l’unione monetaria, che ha colpito anche il Fondo, seppur dotato di una «tripla A».

I Ministri hanno individuato due opzioni per accrescere la forza di intervento del loro dispositivo di soccorso. Il principale consiste in un meccanismo di garanzia di rimborso, dal 20 fino al 30% per gli investitori che sono disposti a prestare denaro ai paesi in difficoltà. Ma non è più chiaro se l’ammontare sarà sufficiente ad incoraggiare le banche e le compagnie di assicurazione ad un coinvolgimento, che sia il più ampio e massiccio possibile.

Proprio il mese scorso, in occasione dell’ultimo vertice dei leader europei era stato fissato un obiettivo pari a 1.000 miliardi di euro, nella speranza di rassicurare i mercati finanziari sulla capacità della zona euro di costruire una barriera fuoco convincente.

Nel frattempo, la tempesta ha acquisito nuovo vigore, minacciando la Francia, la stessa Germania, la locomotiva d’Europa, e l’euro nel suo complesso.

«Aumentare la potenza di fuoco dell’ EFSF fino a 1.000 miliardi di euro sembra molto difficile, (si arriverà), forse alla metà, per cui cerchiamo altrove, e dobbiamo rivolgerci al Fondo monetario internazionale», ha riassunto il Ministro delle Finanze olandese Jan Kees de Jager.

A tal fine, l’area dell’euro ha deciso Martedì sera di «esaminare rapidamente un aumento delle risorse del FMI attraverso prestiti bilaterali» dei paesi dell’unione monetaria, ha detto Juncker.

Gli europei intendono dare il buon esempio agli altri paesi, i maggiori contribuenti del Fondo Monetario Internazionale, perché mettano mano ai loro portafogli e contribuiscano a risolvere la crisi del debito, mentre gli Stati Uniti e molti paesi emergenti sono molto riluttanti ad allentare i cordoni delle loro borse.

L’idea è anche quella di incoraggiare la stessa Banca centrale europea, indipendente, a concedere prestiti al FMI e quindi, indirettamente, ad aiutare i paesi fragili della zona euro.

«Abbiamo bisogno di intervenire con la BCE, il FMI e con un EFSF rafforzato ove necessario», ha detto il ministro delle finanze lussemburghese Luc Frieden.

Questa opzione permetterebbe di eludere il divieto alla BCE di prestare direttamente agli Stati della zona euro, così come il rifiuto dell’istituto di Francoforte e del governo tedesco ad aumentare massicciamente gli acquisti di obbligazioni sui mercati, per frenare i tassi in aumento.